Netflix: bambini esposti all’ideologia woke. Cosa stanno vedendo davvero i nostri figli?

Netflix: bambini esposti all’ideologia woke. Cosa stanno vedendo davvero i nostri figli?

Quello che sta emergendo attorno a Netflix non è una polemica costruita, né una lettura ideologica di parte.

È una vicenda concreta, documentata, discussa persino nelle aule del Senato degli Stati Uniti, e riguarda direttamente i nostri figli, la loro formazione e la libertà educativa delle famiglie.

Tutto esplode durante un’audizione ufficiale al Congresso americano.

Al centro non c’è solo una maxi-operazione economica – l’acquisizione degli asset di Warner Bros. Discovery – ma una domanda che pesa come un macigno: chi controlla i contenuti che finiscono sugli schermi dei bambini?

È in quel contesto che alcuni senatori mettono nero su bianco una realtà che molti genitori sperimentano ogni giorno: una quantità crescente di programmi per bambini e adolescenti contiene riferimenti espliciti a sessualità, identità di genere e fluidità, spesso presentati come normali, desiderabili, indiscutibili.

Il confronto diventa durissimo quando viene chiesto conto al CEO di Netflix, Ted Sarandos, del perché quasi la metà dei contenuti destinati anche ai più piccoli promuova temi legati all’ideologia transgender.

La risposta è fredda, evasiva, quasi infastidita: si mettono in dubbio i dati, si ridimensiona il problema, si nega l’esistenza di una strategia culturale consapevole.

Ma è a quel punto che il dibattito smette di essere solo politico e diventa profondamente umano.

Un senatore prende la parola e parla da padre, prima ancora che da legislatore: «Non posso lasciare che i miei figli guardino Netflix senza controllare prima. Non so cosa incontreranno. Non voglio che venga imposto loro un programma su sessualità e identità di genere senza che io, come genitore, possa prima parlarne e formarli».

Questa è la voce di un genitore che esprime una preoccupazione concreta, la stessa che vivono ogni giorno milioni di famiglie: la sensazione di aver perso il controllo educativo, di dover vigilare costantemente su ciò che dovrebbe essere sicuro per definizione.

E mentre Netflix continua a presentarsi come una “semplice libreria di storie”, i fatti raccontano altro: una pianificazione culturale costante, scelte editoriali e una chiara adesione a narrazioni woke che nulla hanno a che fare con l’intrattenimento neutro.

Ed è qui che entra in gioco la nostra responsabilità! Nel cuore di questa deriva culturale, se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo a sottoscrivere subito la petizione “Difendiamo la famiglia naturale!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.

Firmare significa chiedere con forza che i colossi della tecnologia e dell’intrattenimento adottino politiche chiare e vincolanti, che rispettino il diritto dei genitori, tutelino i minori e impediscano l’indottrinamento ideologico mascherato da inclusione.

Ma la firma, da sola, non basta!

Per questo, ti chiediamo anche di sostenere, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social.

Grazie al tuo prezioso contributo, saremo in grado di moltiplicare questo messaggio, portarlo nelle case, nei gruppi, nelle comunità che ancora non immaginano cosa stia accadendo dietro lo schermo.

Ancora più inquietante è il contesto internazionale, che rende questa contraddizione impossibile da ignorare.

Mentre alcune piattaforme continuano a proporre e normalizzare l’ideologia gender all’interno di contenuti destinati anche ai più giovani, tribunali, sistemi sanitari e autorità pubbliche stanno compiendo una clamorosa inversione di rotta.

Negli Stati Uniti, una corte federale ha riconosciuto risarcimenti milionari a persone che, da minori, erano state spinte verso percorsi di transizione rivelatisi poi devastanti sul piano fisico e psicologico.

In Europa, il segnale è altrettanto chiaro: nel Regno Unito il servizio sanitario nazionale ha deciso di sospendere interventi chirurgici e trattamenti “affermativi” per i minori, giudicandoli troppo rischiosi e privi di solide basi scientifiche.

A questi atti concreti si aggiungono allarmi sempre più frequenti di medici, psicologi e specialisti dell’età evolutiva, che denunciano l’aumento di disagio, confusione identitaria e sofferenza tra adolescenti esposti precocemente a messaggi ideologici.

Eppure, accendendo Netflix, tutto questo sembra non esistere! La narrazione proposta resta una sola: quella di un’ideologia presentata come inevitabile, moderna, indiscutibile.

Il dibattito politico lo dimostra chiaramente: oggi non si discute solo di concorrenza o di prezzi degli abbonamenti. Si discute di cosa è considerato normale, di chi decide cosa è adatto ai bambini, di chi ha il potere di riscrivere l’immaginario collettivo.

E quando questo potere si concentra nelle mani di pochi giganti globali, il rischio non è teorico. È reale, quotidiano e silenzioso.

Perché quando l’innocenza dei bambini viene messa in discussione e la famiglia aggirata, restare in silenzio non è neutralità: è resa!

 

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