Pastore condannato per aver predicato il Vangelo vicino a una clinica abortiva

Pastore condannato per aver predicato il Vangelo vicino a una clinica abortiva

Un pastore protestante di 78 anni è stato condannato in Irlanda del Nord per aver predicato pubblicamente il versetto «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito». Nessun cartello anti-aborto, nessuna protesta aggressiva, nessun insulto. Solo una breve predicazione all’aperto sul Vangelo di Giovanni. Eppure, secondo il tribunale di Coleraine, questo sarebbe bastato a violare le cosiddette “Safe Access Zones”, le zone cuscinetto create attorno alle strutture che praticano aborti.

QUANDO IL VANGELO DIVENTA UN PROBLEMA

Come riportato da The Christian Institute, il pastore Clive Johnston è stato riconosciuto colpevole il 7 maggio scorso e condannato a pagare una multa di 450 sterline. L’accusa? Aver celebrato un piccolo culto religioso all’aperto nei pressi del Causeway Hospital di Coleraine, all’interno dell’area protetta dalla normativa sulle “buffer zone”.

Secondo gli atti del processo, Johnston non avrebbe mai nemmeno pronunciato la parola “aborto”. Aveva semplicemente predicato sul celebre versetto di Giovanni 3,16: «Perché Dio ha tanto amato il mondo…». Nessuno striscione, nessuna immagine scioccante, nessuna attività di disturbo. Eppure, il tribunale ha stabilito che la sua presenza poteva “influenzare” qualcuno all’interno della zona protetta.

Dopo la sentenza, il pastore ha parlato apertamente di «giorno oscuro per la libertà cristiana».

DALLE CLINICHE ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA PREGHIERA

Il caso Johnston non è isolato. Negli ultimi anni il Regno Unito sta diventando uno dei laboratori più avanzati della repressione del dissenso pro-life.

Secondo quanto documentato da ADF International, Isabel Vaughan-Spruce — volontaria pro-life già arrestata in passato — è stata nuovamente perseguita penalmente per aver pregato in silenzio vicino a una clinica abortiva. In uno dei casi più discussi, un veterano dell’esercito britannico, Adam Smith-Connor, è stato condannato per aver pregato mentalmente per il figlio abortito anni prima.

La questione centrale è proprio questa: si può trasformare il pensiero in reato?

Le nuove normative britanniche vietano qualsiasi comportamento che possa “influenzare” le donne dirette verso una clinica abortiva entro un raggio di 150 o 200 metri. Una formula volutamente ampia, che secondo molti giuristi rischia di colpire non soltanto proteste aggressive — già perseguibili dalle leggi ordinarie — ma anche semplici conversazioni, offerte di aiuto o persino la preghiera silenziosa.

Come ricordato dal Catholic Herald, la Corte Suprema britannica ha già ritenuto compatibili queste restrizioni con la libertà di espressione prevista dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In pratica, pregare vicino a una clinica abortiva può ormai essere considerato un illecito.

IL PARADOSSO DELLE “ZONE SICURE”

I sostenitori delle buffer zone sostengono che tali misure servano a proteggere le donne da molestie e intimidazioni. Alcune testimonianze riportate da The Guardian parlano effettivamente di episodi aggressivi verificatisi in passato davanti ad alcune cliniche.

Ma il punto critico è un altro: le leggi stanno colpendo anche comportamenti pacifici e non invasivi.

In Scozia, per esempio, il dibattito è arrivato al punto da coinvolgere perfino la preghiera privata nelle abitazioni situate entro il raggio delle buffer zone. Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico The Times, alcuni esponenti politici hanno ammesso che una preghiera “visibile” dalla finestra potrebbe teoricamente essere considerata illegale se interpretata come tentativo di influenza.

Nel frattempo, aumentano gli arresti di anziani, volontari e sacerdoti. Padre Sean Gough, sacerdote cattolico, è stato fermato dalla polizia per aver esposto un cartello con la scritta: «Praying for free speech». Una donna di 75 anni, Rose Docherty, è stata arrestata in Scozia per aver tenuto un cartello che offriva semplicemente dialogo a chi lo desiderasse.

UNA SOCIETÀ CHE TOLLERA TUTTO… TRANNE IL CRISTIANESIMO

Il caso britannico mostra con chiarezza una tendenza sempre più diffusa in Occidente: il cristianesimo è tollerato solo finché resta invisibile, privato, silenzioso. Ma quando entra nello spazio pubblico — anche solo con una preghiera o con la lettura del Vangelo — diventa improvvisamente “problematico”.

Eppure, la domanda resta inevitabile: se perfino leggere Giovanni 3,16 può essere trattato come una minaccia, quale libertà religiosa rimane davvero? Una società che considera offensiva la semplice presenza di un cristiano in preghiera sta forse smarrendo non solo il senso della vita nascente, ma anche quello della libertà stessa.

 

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