Pregare in silenzio è reato? Esporre uno striscione è scandalo? Censura contro i pro-life in Europa!
C’è un filo rosso che attraversa l’Europa di oggi.
Un filo sottile ma sempre più evidente: la censura ideologica contro chi difende la vita. È una tendenza che cresce, si consolida, si normalizza.
Chi difende la vita viene etichettato, marginalizzato, zittito. E quando questo non basta, si passa al livello successivo: l’intervento giudiziario, la pressione istituzionale, la richiesta di sanzioni.
È in questo contesto che si inserisce il caso che sta scuotendo il Regno Unito.
Il caso di Vaughan-Spruce: quando lo Stato entra nella coscienza
Isabel Vaughan-Spruce, 48 anni, cattolica e direttrice di March for Life UK, è stata incriminata per aver pregato in silenzio nei pressi di una clinica abortiva a Birmingham.
Non ha bloccato nessuno. Non ha urlato slogan. Non ha mostrato cartelli. Non ha distribuito volantini. Non ha rivolto parola ad alcuna donna.
Davanti al tribunale ha dichiarato: «Stare in piedi non è un crimine, il silenzio non è un crimine, pensare non è un crimine».
Eppure, oggi rischia una multa illimitata sulla base del Public Order Act 2023, che ha introdotto zone cuscinetto di 150 metri attorno alle cliniche abortive.
È la prima persona incriminata penalmente con questa nuova legislazione nazionale.
Ma ciò che rende questa vicenda ancora più grave è che non è la prima volta che Isabel viene perseguita per la sua presenza silenziosa.
Nel 2023 era già comparsa davanti alla Birmingham Magistrates’ Court per presunte violazioni di un ordine di protezione locale. In quell’occasione la Procura aveva ritirato le accuse.
Era stata poi nuovamente arrestata, dando origine a una lunga indagine. Nell’agosto 2024 aveva persino ottenuto un risarcimento di 13.000 sterline dalla polizia del West Midlands per l’illegittimità dei suoi arresti precedenti.
Non si sta giudicando un comportamento aggressivo. Si sta giudicando una coscienza! Se oggi si può essere perseguiti per ciò che si pensa in silenzio, allora il confine è già stato superato.
Ed è per questo che non possiamo restare a guardare. Di fronte a questa escalation, è necessario prendere posizione con chiarezza!
Per questo, se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo a sottoscrivere la petizione “Difendere la Vita non è reato: STOP alla censura ideologica!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.
Firmare questa petizione significa affermare che la libertà di coscienza non è negoziabile e che nessuno deve essere perseguitato per aver difeso la vita o per aver espresso pacificamente le proprie convinzioni.
Ma c’è un secondo passo, altrettanto importante.
Accanto alla petizione, vogliamo potenziare la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social. Ma per farlo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Il tuo contributo aiuterà a rompere il silenzio mediatico e a far arrivare questo messaggio a chi ancora non conosce ciò che sta accadendo. La censura si rafforza quando resta invisibile!
E ciò che accade nei tribunali britannici non è un caso isolato: lo stesso clima di intolleranza verso le posizioni pro-life si è manifestato anche nel cuore delle istituzioni europee.
Lo striscione al Parlamento europeo: una frase che fa paura
“È una vita, non una scelta”. Questo è il messaggio del maxi-striscione esposto, il 12 febbraio, al Parlamento europeo di Strasburgo, raffigurante un bambino nel grembo materno.
Il manifesto è stato srotolato dal terzo piano dell’Eurocamera mentre in Aula erano in corso le raccomandazioni al Consiglio sulle priorità dell’Unione europea per la 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile.
Lo striscione era firmato dall’eurodeputato cipriota Geadis Geadi e riportava il simbolo dei Conservatori e Riformisti europei, gruppo politico di cui fa parte anche Fratelli d’Italia, guidato dal meloniano Nicola Procaccini.
Una posizione chiara! Espressa dentro un Parlamento, il luogo per eccellenza del confronto democratico.
Eppure, le reazioni sono state immediate e durissime.
La presidente dei Liberali UE Valerie Hayer si è detta “assolutamente indignata” e ha chiesto che fossero presi provvedimenti e sanzioni. La leader della sinistra europea Manon Aubry ha parlato di “scandalosa azione antiabortista” e di un attacco ai diritti delle donne.
Il Parlamento europeo dovrebbe essere il luogo in cui le diverse visioni dell’uomo, della società, dei diritti si confrontano apertamente. Invece, di fronte a uno slogan pro-life, si è parlato subito di sanzioni, di inaccettabilità, di scandalo.
La libertà non si perde tutta in una volta, si restringe poco alla volta, caso dopo caso. Sta a noi decidere se assistere in silenzio o difenderla con coraggio e responsabilità.