Toscana, l'educazione sessuo-affettiva e la rivoluzione nelle coscienze dei bambini
In Toscana si vuole fare della sessualità una materia scolastica. Non lo diciamo noi: lo ha detto il primo firmatario della proposta di legge, il consigliere regionale Jacopo Melio (Pd), presentandola come «una materia a tutti gli effetti, come la matematica e il latino».
Il 10 settembre le commissioni Cultura e Sanità del Consiglio regionale, riunite in seduta congiunta, hanno avviato l'esame delle «Disposizioni per la promozione dell'educazione sessuo-affettiva e relazionale in favore di minori e giovani». Il testo porta, oltre a quella di Melio, le firme del gruppo Pd, dei capigruppo di Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra e del consigliere di Casa riformista Federico Eligi.
La posta in gioco è alta. Non si tratta di qualche ora di biologia in più, ma di stabilire chi educa i nostri figli all'amore, al pudore e al senso della propria identità di uomini e di donne. E con quale visione dell'uomo lo fa.
CHE COSA PREVEDE LA PROPOSTA
La proposta si articola in due filoni, ciascuno con un proprio finanziamento regionale. Il primo sostiene campagne di comunicazione e sensibilizzazione su rispetto reciproco, consapevolezza sessuo-affettiva, parità di genere e prevenzione di violenza e discriminazioni. Il secondo finanzia nelle scuole laboratori didattici, formazione per docenti e genitori, interventi affidati a personale qualificato e sportelli di ascolto.
Il perimetro è vastissimo: le scuole di ogni ordine e grado, dall'infanzia alle superiori. Ai più piccoli, spiegano i promotori, si parlerà di emozioni, relazioni, empatia e rispetto per ogni forma di diversità. Alle medie e alle superiori si passerà ad affettività, sessualità e consenso, con un obiettivo dichiarato senza giri di parole: promuovere il rispetto «di ogni identità per combattere il bullismo e l'omolesbobitransfobia».
Resta poi un'ambiguità non da poco. Il comunicato del Consiglio regionale e il capogruppo Pd Simone Bezzini parlano di percorsi extracurricolari. Ma a luglio Melio li aveva annunciati come corsi da svolgere in orario scolastico, alla pari degli altri progetti. Le famiglie hanno il diritto di sapere quale delle due versioni sia quella vera.
Non si tratta, infine, di un'iniziativa isolata. Bezzini l'ha inserita in un pacchetto di misure con cui il suo partito vuole rendere la società sempre più inclusiva. Melio la presenta come l'avanguardia di un cambiamento che, nelle sue intenzioni, dovrebbe investire l'Italia intera.
QUELLO CHE LA LEGGE NAZIONALE GIÀ DICE
Dal 7 luglio è in vigore la legge 9 giugno 2026, n. 104, sul consenso informato in ambito scolastico. Il suo articolo 1 è chiaro. Nella scuola dell'infanzia e nella primaria sono escluse, in ogni caso, le attività didattiche e progettuali e «ogni altra eventuale attività» su temi attinenti alla sessualità.
Nelle medie e nelle superiori, invece, serve il consenso scritto e preventivo dei genitori. La scuola deve prima mettere a loro disposizione il materiale didattico, e un docente deve essere presente durante le attività con i minori. Il ricorso a esperti esterni richiede una delibera del collegio dei docenti e l'approvazione del consiglio d'istituto.
Melio assicura che la sua proposta rispetta pienamente queste regole. È lecito dubitarne. Una legge che si prefigge la parità di genere e la lotta all'omolesbobitransfobia difficilmente, entrata in un'aula di bambini di cinque anni, resterà confinata all'empatia. Educare i piccoli al rispetto di ogni diversità, con quegli obiettivi dichiarati, significa introdurre la questione dell'identità sessuale: un tema che la legge nazionale esclude proprio a quell'età.
Non sarebbe la prima volta che la Toscana procede per conto proprio. È già accaduto con la legge regionale sul suicidio assistito, adottata in una materia sulla quale la Corte costituzionale ha richiamato la competenza dello Stato.
CHI HA IL DIRITTO DI EDUCARE
Ma il punto decisivo non è di tecnica legislativa. L'articolo 30 della Costituzione afferma: «È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». E aggiunge che solo nei casi di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
L'ordine è netto. Il diritto di educare nasce nella famiglia e non è una concessione dello Stato, tantomeno della Regione. La scuola collabora con i genitori: non li sostituisce e, ancor meno, li rieduca.
Per questo il consenso informato non è una gentile concessione dell'istituzione scolastica. È il riconoscimento minimo di un diritto che viene prima di qualunque legge regionale.
NON ESISTE UN'EDUCAZIONE SESSUALE NEUTRALE
Paragonare l'educazione sessuo-affettiva alla matematica è l'errore di fondo della proposta. Due più due fa quattro a Firenze come a Varsavia. Ma nessuno può insegnare a un ragazzo che cosa sia l'amore senza dirgli, apertamente o no, che cosa sia l'uomo.
Ogni lezione sull'affettività presuppone una risposta. La sessualità ha un fine, oppure è solo espressione di sé? La differenza tra uomo e donna è un dato della natura, oppure una costruzione da superare? Chi scrive i programmi ha già risposto, prima ancora di entrare in classe.
Nei comunicati con cui la proposta è stata presentata non compaiono mai parole come matrimonio, fedeltà, pudore, dominio di sé, apertura alla vita. Compaiono invece consenso, identità, diversità, inclusione. Non è una svista: è una visione dell'uomo.
LE PAROLE CHE CAMBIANO SIGNIFICATO
Rispetto, inclusione, benessere, consapevolezza: chi potrebbe opporsi? È proprio questa la forza del linguaggio della proposta. Sono parole dal suono irreprensibile, che nessun genitore rifiuterebbe, ma che a poco a poco vengono caricate di un contenuto nuovo.
Così il rispetto di ogni identità non significa più rispettare ogni persona, cosa che il cristiano ha sempre insegnato. Significa considerare equivalente ogni orientamento e ogni comportamento, e trattare come discriminazione qualunque giudizio morale. Chi accetta la parola finisce per accettare, senza accorgersene, anche il nuovo significato.
PRIMA LE TENDENZE, POI LE IDEE, INFINE LE LEGGI
I grandi sovvertimenti morali raramente cominciano con un'idea dichiarata. Cominciano nelle tendenze, nei gusti, nelle abitudini: in ciò che si sente prima di ciò che si pensa. Solo in seguito diventano idee, e infine leggi e costumi.
Per questo l'educazione sessuale precoce è così insidiosa. Non convince il bambino con argomenti: gli toglie la difesa naturale del pudore e ne sveglia la curiosità prima del tempo. Quando, anni dopo, arriveranno le idee, troveranno il terreno già dissodato.
Anche il metodo è antico. Oggi si parla di percorsi extracurricolari, facoltativi, subordinati al consenso dei genitori. Ma il traguardo è già stato dichiarato: una materia come le altre. Ogni passo presentato come moderato diventa il punto di partenza del successivo.
LA FAMIGLIA MESSA SOTTO TUTELA
C'è infine un aspetto che dovrebbe allarmare ogni genitore. La proposta prevede percorsi di formazione rivolti anche alle famiglie e sportelli di ascolto per i ragazzi. La famiglia, prima società naturale, diventa così destinataria di una rieducazione pagata con denaro pubblico.
Tra il figlio e i genitori, poi, si apre un canale parallelo in cui altri adulti parlano ai ragazzi di affettività e sessualità. Chi sceglierà questi operatori? Con quale visione dell'uomo? E i genitori sapranno che cosa viene detto ai loro figli?
Livellare ogni differenza, tra uomo e donna, tra genitori e figli, tra bene e male, è la tentazione ricorrente di ogni utopia egualitaria. La famiglia, con la sua gerarchia naturale e la complementarità tra padre e madre, è il baluardo che più le resiste. Non a caso è il primo bersaglio.
EDUCARE ALL'AMORE VERO
La vera educazione dell'affettività esiste, ed è antica quanto la famiglia. È educazione alla virtù: al dominio di sé, alla castità, alla fedeltà, al sacrificio. Insegna che l'amore non è possesso né semplice emozione, ma dono di sé, che nel matrimonio si apre alla vita.
Per noi di Generazione Voglio Vivere il legame è evidente. Una sessualità separata dal suo fine e dalla responsabilità è la stessa che, domani, vedrà nel figlio concepito un imprevisto da eliminare. Difendere l'innocenza dei bambini e difendere la vita nascente sono la stessa battaglia.
CHE COSA POSSONO FARE I GENITORI
L'iter della proposta è appena cominciato e lo stesso Melio si è detto aperto a emendamenti. C'è quindi ancora tempo per far sentire la propria voce.
Informarsi presso la scuola dei propri figli sui progetti di educazione affettiva previsti nel Piano triennale dell'offerta formativa.
Chiedere di esaminare il materiale didattico prima di dare qualunque consenso, come la legge nazionale garantisce.
Negare il consenso quando i contenuti contrastano con l'educazione che si vuole dare ai propri figli.
Scrivere, con fermezza e cortesia, ai presidenti delle commissioni Cultura e Sanità del Consiglio regionale, Diletta Fallani e Andrea Vannucci, e ai consiglieri eletti nel proprio territorio.
I figli non appartengono allo Stato, né alla Regione. Sono affidati ai loro genitori, e ai genitori spetta, per primi, il dovere e il diritto di educarli. Nessuna legge regionale può capovolgere questo ordine.
Fonti:
Consiglio regionale della Toscana, Educazione sessuo-affettiva: al via l'iter di approfondimento della proposta di legge, 10 settembre 2026.
Gruppo Pd Regione Toscana, Presentazione della proposta di Melio e Bezzini, 20 luglio 2026.
La Nuova Bussola Quotidiana, Toscana, una legge sull'educazione sessuale, 24 settembre 2026.
Gazzetta Ufficiale, Legge 9 giugno 2026, n. 104, articolo 1, 22 giugno 2026.
Senato della Repubblica, Costituzione della Repubblica italiana, articolo 30.