Aborti in Italia: boom della pillola, cresce il ricorso tra le giovani
Nel 2023 in Italia si sono registrate 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza, con un leggero aumento (+0,1%) e una crescita del ricorso tra le minorenni. È quanto emerge dalla Relazione del Ministero della Salute sulla legge 194, che segnala anche un dato significativo: quasi 6 aborti su 10 avvengono ormai con la pillola abortiva. Un quadro apparentemente stabile, ma che nasconde cambiamenti profondi e criticità territoriali.
I FATTI: NUMERI STABILI, CAMBIAMENTI PROFONDI
La Relazione al Parlamento fotografa una situazione di sostanziale stabilità nel numero totale di aborti, ma con dinamiche interne rilevanti. Nel 2023 si contano 65.746 IVG, con un incremento di appena 85 casi rispetto al 2022.
A cambiare è soprattutto la composizione: aumentano gli aborti tra le donne italiane (+1,22%) mentre diminuiscono tra le straniere (-2,9%). Parallelamente cresce il rapporto di abortività (+3,6%), segnale di un ricorso più frequente rispetto alle nascite.
Preoccupa il dato sulle minorenni: il tasso sale a 2,3 per 1.000, in aumento costante dal 2020.
Ancora più evidente è il cambiamento nelle modalità: il 59,4% degli aborti avviene con metodo farmacologico, in forte crescita rispetto al 52% dell’anno precedente. Le procedure chirurgiche scendono al 39,9%.
Anche i tempi si accorciano: oltre l’80% degli aborti avviene entro 14 giorni dalla richiesta.
IL CONTESTO: UNA LEGGE APPLICATA A MACCHIA DI LEOPARDO
La Relazione evidenzia una forte disomogeneità territoriale nell’applicazione della legge 194. Non solo tra regioni, ma persino tra province e singole strutture sanitarie.
Il tasso di abortività varia sensibilmente: 6,0 per 1.000 al Centro contro 4,5 nelle Isole. La Liguria registra il valore più alto (8,3), la Basilicata il più basso (4,0).
In alcune regioni, come Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata, si osservano fenomeni di mobilità sanitaria: le donne si spostano verso territori dove l’accesso è più facile.
Nonostante le linee guida del 2020 per favorire l’aborto farmacologico fuori dall’ospedale, solo tre regioni nel 2023 consentivano il regime ambulatoriale, e soltanto il Lazio permetteva l’assunzione a domicilio del secondo farmaco.
LE IMPLICAZIONI: PIÙ ACCESSO, MENO CONTROLLO?
L’aumento della pillola abortiva e la spinta alla “deospedalizzazione” sollevano interrogativi concreti.
Da un lato, si riducono i tempi e si amplia l’accesso. Dall’altro, cresce il rischio di banalizzazione dell’aborto, soprattutto tra le giovani, in un contesto in cui la contraccezione di emergenza è sempre più diffusa: nel 2023 sono state distribuite oltre 760.000 confezioni, con un aumento significativo negli ultimi anni.
Un altro nodo riguarda l’obiezione di coscienza. La percentuale di ginecologi obiettori scende al 57,1%, ma resta molto alta in alcune regioni: fino al 91,7% in Molise.
Secondo la Relazione, tuttavia, i problemi non sembrano legati tanto agli obiettori quanto all’organizzazione dei servizi, con forti squilibri locali.
LE VOCI: TRA DENUNCE E RIVENDICAZIONI
L’Associazione Luca Coscioni critica la gestione dei dati, parlando di informazioni «vecchie» e analizzate per medie regionali, quindi «poco utili».
Dall’altra parte, la Relazione ministeriale sottolinea la necessità di rafforzare i consultori familiari e i percorsi di accompagnamento, evidenziando l’importanza del sostegno anche psicologico alle donne.
UNA QUESTIONE CHE INTERROGA TUTTI
I numeri possono sembrare stabili, ma raccontano una trasformazione profonda: più aborti precoci, più pillola, più giovani coinvolte.
Se la società rende sempre più semplice interrompere una vita nascente, resta aperta una domanda decisiva: stiamo davvero aiutando le donne, o stiamo rinunciando ad accompagnarle nella scelta più difficile e più umana?