Aborto chimico: «Quel giorno pensavo di morire»
Questa è una notizia, che certamente non troverai su nessun giornale.
Ma, quando l’abbiamo letta sull’agenzia spagnola InfoCatólica, ci si è gelato il sangue.
È una brutta storia, provvidenzialmente con un lieto fine. Ma avrebbe potuto facilmente trasformarsi in tragedia.
Una giovane donna, Haile McAnally, si trovava a casa, quando ricevette per posta il pacchetto contenente le pillole abortive, che aveva ordinato.
Era sola quel giorno nel suo appartamento. Pensò di assumerle subito, senza perdere tempo. Ad un certo punto però accadde l’imprevisto. E la situazione precipitò.
«Ho iniziato a sanguinare copiosamente», ricorda ancora oggi con orrore. «L’unica forza che mi era rimasta, seduta sul water, è stata quella di trascinarmi nella vasca».
«Quando mi sono sdraiata, pensavo che quel giorno sarei morta». Non poteva chiamare nessuno, il telefono era dall’altra parte del bagno e non riusciva a raggiungerlo.
«Così sono rimasta lì distesa», in attesa che il suo destino si compisse. Poco dopo perse i sensi. Sembrava che, per lei, non vi fosse più scampo.
Poi in casa sua è arrivata all’improvviso una sua amica. Era venuta a cercarla. E l’ha trovata nella vasca in un lago di sangue, svenuta.
Ha chiamato immediatamente il numero di emergenza. I soccorsi sono arrivati in un lampo. Poi la corsa in ospedale e l’intervento d’urgenza dei medici.
Haile è stata salvata. Ma quanta paura! È stata un’esperienza davvero terrificante ed indimenticabile.
Per questo oggi Haile si batte contro la vendita per corrispondenza delle pillole abortive. Lo scorso 13 luglio ha tenuto una conferenza-stampa, in cui ha ripercorso la sua drammatica vicenda.
È la stessa attraversata da molte altre donne che, nella stessa situazione, hanno riportato forme di intossicazione e danni fisici, anche gravi, a seguito dell’ingestione di pillole abortive.
Per evitare che tutto questo avvenga, c’è un solo sistema: impedirne la vendita. Anche qui, in Italia. Come? È molto semplice!
Firma subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Fermiamo l’aborto chimico!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al ministro della Salute, Orazio Schillaci, affinché nelle farmacie italiane tali prodotti non vengano venduti come banali farmaci da banco.
Inoltre, sul foglietto illustrativo, nelle loro confezioni, devono essere riportati chiaramente ed in modo completo gli effetti collaterali, che possono essere indotti dalla loro assunzione.
Perché la petizione abbia successo, però, è necessario sostenerla, promuovendo al contempo una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, così da arrivare a tanti in poco tempo.
Ciò però ha un costo, superiore alle nostre possibilità. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante: vedi, con una lettera dello scorso 8 luglio Haile ed altre donne hanno chiesto l’intervento del Procuratore generale ad interim, Todd Blanche.
Gli chiedono di risolvere una causa promossa contro il governo federale statunitense da Rosalie Markezich, un’altra donna costretta dall’allora fidanzato ad assumere pillole abortive.
Le sue pressioni, quelle della famiglia, la confusione di un momento delicatissimo, la paura, l’assenza di assistenza medica, tutto la spinse a sbarazzarsi del figlio, come fosse un “fardello”.
Farlo fu facile: ordinò una confezione di pillole abortive per corrispondenza. Se non vi fosse stata questa possibilità, probabilmente suo figlio sarebbe vivo ancora oggi.
E non sarebbe per lei solo un ricordo, una nostalgia, un incubo… Perciò oggi Markezich chiede con forza che l’aborto per corrispondenza venga assolutamente vietato.
E chiede che anche per gli aborti chimici sia quanto meno obbligatoria una prescrizione rilasciata da un medico in carne ed ossa, non online o per mail.
«La politica illegale della FDA-Food and Drug Administration (l’agenzia americana dei farmaci) è responsabile di questo pericolo», ha dichiarato.
Le ha fatto eco Jamie Dangers, leader di SBA Pro-Life America: «Il numero di decessi di donne continua a salire e dobbiamo agire immediatamente».
Secondo Dangers, ogni mese circa 15.000 nascituri vengono strappati chimicamente negli USA dal grembo materno in cui si trovano, anche negli Stati in cui la pillola abortiva è fuorilegge.
Tale divieto, infatti, viene bypassato proprio grazie alla vendita per corrispondenza. È una presa in giro ormai non più ammissibile, perché si gioca sulla pelle dei figli e spesso anche delle madri.
«Fino all’11% delle donne, che assumono questi farmaci, soffre di complicazioni gravi, come emorragie, infezioni, setticemia ed altro ancora», ha aggiunto Dangers.
Non possiamo permettere che tale strage vada avanti. Né negli Stati Uniti, né in Europa, né in Italia, né in alcun’altra parte del mondo!
Fermiamo l’aborto chimico!