«Ancora molto da fare»: la “nuova” Ungheria svuota la legge sui minori, Bruxelles applaude

«Ancora molto da fare»: la “nuova” Ungheria svuota la legge sui minori, Bruxelles applaude

Il 13 ottobre il Parlamento ungherese ha approvato, con 139 voti contro 51, la riforma che cancella dalla legge del 2021 sulla protezione dei minori il divieto di «promuovere» omosessualità e transizione di genere presso gli under 18. Lo riferisce Euronews.

Da Bruxelles è arrivato subito l’applauso. Da Tamás Dombos, della Società Háttér, uno dei gruppi che ne chiedevano l’abrogazione, un avvertimento: «C’è ancora molto da fare».

La legge conserva il suo nome. Ma da che cosa protegge, ora, i bambini ungheresi?

IL NOME RESTA, LA TUTELA SE NE VA

Che cosa cambia, in concreto? La legge non vieterà più di «rappresentare» o «promuovere» la diversità sessuale e di genere nei contenuti accessibili ai minori. Li proteggerà soltanto dal materiale che può «compromettere gravemente» il loro sviluppo «fisico, intellettuale, emotivo o morale». E, come spiega la rivista Hungarian Conservative, sparisce anche il divieto di «promuovere» questi temi nelle scuole.

Il premier Péter Magyar presenta la riforma non come il ripristino di diritti, ma come un rafforzamento delle tutele «a prescindere dall’orientamento sessuale». Così dice.

La parola «morale» è rimasta nel testo. È sparito, però, l’unico criterio che diceva che cosa la minaccia. Come un’insegna rimasta sopra una bottega che ha cambiato merce.

Chi difende un bene a parole, ma ne accetta le premesse contrarie, finisce per aprire la strada a chi quel bene lo vuole abbattere. La prova sta in chi festeggia. Per Dombos, togliere le restrizioni sui contenuti LGBTQ+ è «senza dubbio un passo avanti importante e positivo».

SEICENTO MILIONI DI BUONE RAGIONI

A maggio, ricorda la rivista, Magyar ha raggiunto un accordo con la Commissione europea su 16,4 miliardi di euro di fondi bloccati. Ne restavano trattenuti circa 600 milioni, proprio per i dubbi sui diritti LGBT legati alla legge sui minori. E a settembre, depositando la riforma, fu lo stesso premier a dire che riscriverla avrebbe potuto liberare circa 500 milioni per l’istruzione.

Un mese dopo, a voto incassato, la versione cambia. Secondo una successiva corrispondenza di Hungarian Conservative, che riprende l’emittente HírTV, Magyar sostiene ora che la modifica della legge e lo sblocco di 4,2 miliardi di fondi europei sono questioni separate.

La Commissione aveva in effetti proposto quello sblocco il 23 settembre, per le riforme su appalti e anticorruzione. Ma, precisa la testata, restavano fondi congelati con una procedura separata proprio per i dubbi su diritti LGBTIQ e minori.

Il partito di Orbán, Fidesz, accusa il governo di aver «sterilizzato» la legge sotto la pressione europea. Bruxelles, invece, festeggia. I commissari Michael McGrath e Hadja Lahbib, in una nota congiunta, dichiarano: «Accogliamo con favore questo importante segnale di impegno per i nostri valori comuni».

Ecco il doppio metro. Ad aprile la Corte di giustizia dell’Unione aveva stabilito che la legge del 2021 violava «l’identità stessa» dell’Unione. Chi teneva certi contenuti lontani dai bambini diventa una minaccia per l’Europa. Chi toglie la barriera riceve la medaglia dei «valori comuni».

A ÚJPETRE, OLTRE IL PORTONE DELLA SCUOLA

Intanto, un’associazione pro-LGBTQ ha già tenuto un incontro di «sensibilizzazione», così lo chiamano, nella scuola elementare di Újpetre: i media precisano che non risulta si sia parlato di transizione o di omosessualità.

Ma un’associazione schierata ha varcato il portone di una scuola elementare. E la domanda su chi educa i figli è tornata al centro del dibattito.

Quando uno Stato smette di dire che qualcosa non è adatto ai bambini, non diventa neutrale. Ciò che ieri restava fuori dall’aula oggi bussa alla porta. Domani pretenderà di fare lezione.

Non è una profezia. Tra le dodici richieste presentate prima delle elezioni dalla Hungarian LGBT Alliance e dalla Società Háttér c’è proprio l’ingresso di materiale LGBT «adatto all’età» nel programma scolastico nazionale.

Dove finirà il diritto dei genitori a decidere che cosa possano ascoltare i figli in classe?

LA LISTA È GIÀ SCRITTA

Il resto della lista: matrimonio e adozione congiunta per le coppie dello stesso sesso, fecondazione artificiale per le coppie lesbiche, cambio del sesso e del nome sui documenti, un ruolo fisso delle associazioni LGBT nella stesura delle leggi.

L’adozione è già in movimento. Il 12 settembre Magyar ha annunciato che a decidere non sarà più un ministro, ma i professionisti della tutela minorile. E secondo Dombos, dal 3 agosto il ministero aveva già approvato diverse domande di coppie dello stesso sesso.

Lui stesso non fa mistero della tappa successiva: anche solo per tornare alla situazione precedente al 2020, «ci sono ancora moltissime leggi che andrebbero modificate». A partire da quelle sul riconoscimento legale delle persone transgender e sull’adozione alle coppie omosessuali.

Bence Rétvári, leader dei cristiano-democratici del KDNP, accusa il premier di essersi fatto «attivista gender»: nelle adozioni, ricorda, viene prima il diritto del bambino ad avere una madre e un padre.

L’ULTIMA STACCIONATA

Per ora la Costituzione definisce ancora il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. E resta in vigore il decreto che vieta di vendere certi prodotti per bambini a tema LGBT entro 200 metri da scuole, istituti per minori e chiese. Gran parte dell’impianto di Orbán resiste, almeno per ora.

La partita, però, non si ferma ai confini ungheresi. Con la sentenza di aprile, per la prima volta in una procedura d’infrazione contro uno Stato membro, i giudici europei hanno riconosciuto una violazione dei valori fondanti dell’Unione.

Oggi tocca a Budapest. Domani, quale governo si sentirà dire che anche la sua idea di famiglia offende «l’identità» dell’Unione? Le famiglie italiane farebbero bene a chiederselo adesso.

Chi ha chiesto questa riforma dice che «c’è ancora molto da fare». Ha ragione, e vale anche per noi. Loro hanno una lista e la seguono punto per punto. Anche le famiglie cattoliche devono averne una: vigilare sulle scuole dei figli, sostenere chi difende la famiglia, non lasciare che l’innocenza dei bambini diventi merce di scambio.

 

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