Andorra, il nuovo fronte dei filo-abortisti

Andorra, il nuovo fronte dei filo-abortisti

L’ideologia calpesta tutto e tutti.

Non ha alcun rispetto delle idee altrui, se ne infischia di quel che pensano gli altri. Ha un solo obiettivo: imporre i propri “dogmi” laicisti. 

Lo si è visto anche lo scorso 28 aprile, in occasione della visita ufficiale fatta dal Presidente francese, Emmanuel Macron, nel Principato di Andorra.

Questo è uno dei pochissimi Stati, in cui abortire è vietato, in qualsiasi caso. Per questo Macron, che per uno scherzo della Storia figura co-principe di Andorra, ha fatto qui propaganda pro-choice.

È intervenuto pubblicamente, auspicando che il dibattito sulla depenalizzazione dell’aborto «faccia progressi», per rispondere – dice - alle aspettative di una parte della popolazione.

Cosa sia giusto e morale, non importa ai nemici della Vita: l’unica cosa che interessa loro è che li si assecondi, anche quando, come in questo caso, rappresentano una minoranza nel Principato.

Le parole di Macron non sono state buttate lì a caso: è intervenuto a sostegno del governo locale a trazione liberale, che ha già detto di voler arrivare entro un anno a sdoganare anche qui l’aborto.

Per questo ha già preparato una bozza legislativa. Il premier Xavier Espot Zamora ha dichiarato, però, di poterla e doverla presentare solo a tempo debito, in modo «maturato e negoziato».

E questo per non destabilizzare gli equilibri istituzionali del Paese. Tradotto: non si farà nulla sino alla conclusione dei colloqui in corso con la Santa Sede. Perché con la Santa Sede?

Per la particolare organizzazione istituzionale del Principato, un sistema ereditato da lontano, per la precisione sin dal XIII secolo.

Oltre al Presidente francese, infatti, è co-principe di Andorra anche il Vescovo della Diocesi di Urgell, mons. Josep-Lluis Serrano Pentinat.

Questo solo fatto, in sé, già evidenzia come non si tratti di un normale arbitrato politico, bensì chiami in causa in senso più ampio la concezione dell’uomo, della Vita, della tutela dei più deboli.

Perciò diciamo che tutte queste pressioni a livello internazionale devono cessare! E, per riuscirci, c’è un solo modo: fermare l’aborto in sede europea!

È qui che si gioca la più grande battaglia, cui io e te possiamo contribuire, firmando la petizione «No all’aborto tra i diritti fondamentali dell’UE!», promossa da Generazione Voglio Vivere.

È indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ribadendo con forza in tutte le sedi, nazionale ed internazionale, il diritto dei nascituri alla vita. Ovunque, anche in Andorra!

Vincere questo scontro è fondamentale per iniziare a smantellare anche in Europa, oltre agli Stati Uniti, quest’ideologia di morte! E quindi fermare i tentativi in corso, Andorra compresa.

Per riuscirci, è necessario però sostenere la petizione, lanciando contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.

Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Nel Principato di Andorra, come in Vaticano, l’aborto è vietato anche in caso di stupro, incesto, grave malattia del nascituro o pericolo di vita per la madre.

È, insomma, ancora un reato e la donna che vi faccia ricorso, così come coloro che la aiutano, vanno incontro a sanzioni penali.

Andorra rappresenta, quindi, uno Stato-vessillo per la Vita nel nostro Continente. Ecco perché viene considerato un bersaglio privilegiato da tutti gli ambienti pro-choice europei.

Il tentativo è quello di far passare come semplice evoluzione giuridica o adattamento pragmatico ciò che, in realtà, mette in discussione la tutela della vita innocente.

Depenalizzare l’aborto, anche senza “legalizzarlo” ufficialmente - come vorrebbe fare il governo di Andorra -, equivarrebbe a far saltare un blocco morale e giuridico decisivo.

Una volta compiuto questo passo, le pressioni, anziché diminuire, si moltiplicherebbero per giungere a definire la strage degli innocenti un “diritto” inviolabile, banalizzandola.

In Andorra, oltre al nascituro, c’è dunque in ballo anche l’eredità cristiana del Paese. Macron, esortando a «progredire» verso l’aborto, equipara il figlio in grembo ad un “arcaismo” da superare.

Noi troviamo tutto questo un meccanismo diabolico e disumano. L’aborto non è mai un “diritto”, è una condanna a morte!

 

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