Consenso informato a scuola: una vittoria delle famiglie. Ma la sinistra ha già promesso battaglia

Consenso informato a scuola: una vittoria delle famiglie. Ma la sinistra ha già promesso battaglia

Il 4 giugno 2026 resterà una data importante per tutti i genitori italiani. Con il voto definitivo del Senato — 78 favorevoli e 38 contrari — il cosiddetto ddl Valditara sul consenso informato in ambito scolastico, già approvato alla Camera, è diventato legge. 

Come riportato dal Corriere della Sera, il provvedimento stabilisce che le scuole secondarie dovranno ottenere il consenso scritto e preventivo dei genitori prima di coinvolgere i figli in attività su sessualità e affettività, mettendo a disposizione delle famiglie i materiali didattici; mentre nelle scuole dell'infanzia e primarie ogni progetto sulla sessualità è ora vietato.

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rivendicato il significato della riforma: con questa legge, ha dichiarato, si tutelano i bambini dalla "confusione della propaganda gender" e si ridà voce ai genitori sulle tematiche dell'identità di genere. È, in sostanza, il riconoscimento di un principio che la Costituzione afferma da sempre: i genitori sono i primi educatori dei propri figli.

LA SINISTRA NON CI STA: "È OSCURANTISMO"

Ma chi pensa che con questa legge la partita sia chiusa, sbaglia.

Basta sfogliare i giornali del giorno dopo per capire che l'ideologia gender non si è affatto arresa: si è semplicemente riorganizzata. E lo dice apertamente.

Il Fatto Quotidiano ha aperto la sua cronaca con un titolo che è già una dichiarazione di guerra, sostenendo che con questa legge "vincono la paura e l'oscurantismo". Sullo stesso quotidiano, il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini ha definito la norma una "marchetta" rivolta a un mondo che ha bollato come retrogrado e oscurantista. E sempre Il Fatto riporta le parole delle deputate del Partito Democratico Irene Manzi e Sara Ferrari, secondo cui il Parlamento avrebbe scelto "la paura, l'ideologia e l'oscurantismo", colpendo soprattutto i ragazzi più fragili.

Il termine "oscurantismo" ricorre come un mantra. Lo riprende il Corriere Nazionale, che cita la dem Valente nel definire la norma una "legge oscurantista" che rifletterebbe la concezione di famiglia della destra. Lo aveva già usato, su Orizzonte Scuola, la deputata di Alleanza Verdi-Sinistra Elisabetta Piccolotti, per la quale si tratterebbe di una misura "oscurantista e puramente ideologica" che negherebbe le evidenze scientifiche.

A queste voci si aggiungono quelle riportate dallo stesso Corriere della Sera: Italia Viva, con Daniela Sbrollini, ha parlato di una legge "vergognosa, anacronistica e antiscientifica", mentre per Peppe De Cristofaro di Avs il provvedimento sarebbe "ipocrita". Durissima anche la Fondazione Una Nessuna Centomila, la cui vicepresidente Celeste Costantino — citata sia dal Corriere sia da Il Fatto Quotidiano — sostiene che chiedere il consenso delle famiglie finirebbe per privare i ragazzi di un diritto.

Sul fronte militante, il segnale più chiaro arriva dal quotidiano Domani, che dà voce alla rete "Educare alle differenze". I suoi portavoce non lasciano spazio a dubbi: promettono di continuare a essere presenti in ogni scuola e in ogni spazio pubblico, di non fare "un passo indietro" e di contrastare la legge "in ogni sede possibile". La stessa testata sintetizza così il clima: l'opposizione promette battaglia. E il portale Gay.it, dal canto suo, ha titolato parlando di un'Italia che andrebbe "verso l'oscurantismo", sottolineando l'impatto della norma sulle associazioni e sugli studenti LGBTQ+.

LA LEGGE NON BASTA: AI GENITORI SERVE CONSAPEVOLEZZA

Che cosa ci dice tutto questo?

Ce lo dice senza filtri: una legge può restituire ai genitori il diritto di dire no, ma non può imporre la consapevolezza necessaria per esercitarlo. Le reti che per anni hanno introdotto contenuti gender nelle aule — spesso sotto etichette rassicuranti come "inclusione" o "educazione affettiva" — hanno appena annunciato pubblicamente che resteranno in ogni scuola e lavoreranno per aggirare la norma sui territori. La teoria gender, lo ribadiamo, è già dentro le scuole italiane. E a settembre, alla riapertura, sarà di nuovo all'opera.

Il diritto di scegliere, da solo, non basta. Per dire no con cognizione di causa, un genitore deve prima sapere riconoscere ciò che ha davanti.

Per questo Generazione Voglio Vivere ha lanciato la campagna per ristampare e diffondere 10.000 copie del libro "Teoria Gender: come difendere i nostri figli": una guida chiara, documentata e accessibile, pensata per mettere nelle mani di genitori, insegnanti ed educatori gli argomenti e i fatti per smascherare l'ideologia gender dietro certi progetti scolastici. L'obiettivo è raccogliere i fondi entro il 15 giugno, andare in stampa entro luglio e distribuire i libri in tempo per il nuovo anno scolastico.

La legge è una vittoria. Ma è chi resta informato e vigile a fare in modo che quella vittoria duri.

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