Cuccioli da salvare, bambini da scartare?

Cuccioli da salvare, bambini da scartare?

Un video pro-life rilanciato il 30 giugno 2026 da UCCR ha mostrato una contraddizione feroce: passanti pronti a firmare contro la soppressione di cuccioli non ancora nati si tirano indietro quando la stessa domanda riguarda i bambini nel grembo materno. Non è solo una provocazione social: è lo specchio di una società che riconosce istintivamente l’innocenza dell’animale, ma fatica a riconoscere quella dell’uomo più indifeso.

IL VIDEO CHE SCOPRE IL NERVO

Secondo quanto raccontato da UCCR, l’esperimento parte da una richiesta semplice: firmare una petizione contro l’aborto dei cuccioli di cane. Ai passanti viene spiegato che, in caso di sovraffollamento dei canili, alcuni cuccioli verrebbero soppressi prima della nascita. Le reazioni sono quasi immediate: indignazione, compassione, disponibilità a firmare.

Poi arriva il cambio di scena. L’intervistatore spiega che una procedura analoga riguarda anche esseri umani non ancora nati e chiede una seconda firma contro l’aborto dei bambini. Qui molti si fermano. Alcuni rifiutano di proseguire, altri si rifugiano nella formula ormai automatica: «è una scelta della donna». Il punto non è accusare chi, confuso da decenni di propaganda, fatica a rispondere. Il punto è vedere la frattura: la compassione funziona quando la vittima è un cucciolo, si inceppa quando la vittima è un figlio.

NON È UN CASO ISOLATO

La fonte originaria del video è Live Action, che già nel 2023 aveva pubblicato un esperimento “man-on-the-street” con due petizioni: una per salvare i cuccioli, l’altra per fermare l’uccisione dei bambini tramite aborto. Live Action riporta reazioni eloquenti: una donna dice «I’m for the dogs. I treat my dogs like my kids», mentre un’altra definisce l’aborto «health care».

Lo stesso filone comunicativo era stato usato anche da CHOICE42, gruppo pro-life canadese fondato da Laura Klassen. Un articolo firmato da Denis Grasska per Catholic News Service e pubblicato da CatholicPhilly, ha raccontato come l’organizzazione abbia scelto la satira per capovolgere gli slogan abortisti: in un video diventato virale, Klassen ironizzava sul “canale del parto magico”, come se il bambino acquistasse dignità solo passando fisicamente dalla vita prenatale alla nascita.

I NUMERI CHE NON PERMETTONO DI DISTRARSI

In Italia, il tema non è astratto. L’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, sintetizzando i dati della relazione del Ministero della Salute sulla legge 194, riferisce che nel 2023 sono state notificate 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza, sostanzialmente stabili rispetto al 2022. Il rapporto di abortività è salito a 172,6 IVG ogni 1.000 nati vivi, mentre l’aborto farmacologico ha raggiunto il 59,4% delle procedure.

Sono cifre fredde, ma non neutre. Dietro ogni numero c’è una vita concepita uccisa, una madre spesso lasciata sola, una società che preferisce chiamare “procedura” ciò che interrompe una relazione già iniziata. E quando quasi due aborti su tre avvengono entro le prime otto settimane, la cultura dominante usa la piccolezza del bambino come argomento per negarne il valore. Ma la piccolezza non cancella la dignità.

ANIMALI TUTELATI, BAMBINI ESCLUSI

C’è un dato politico e culturale che rende ancora più bruciante il paradosso. In Italia, la tutela degli animali è entrata nel linguaggio costituzionale con la riforma dell’articolo 9: la legge dello Stato disciplina i modi e le forme della loro tutela. È un fatto positivo, perché la crudeltà verso gli animali è indegna dell’uomo.

Nel 2025, inoltre, la riforma penale sui reati contro gli animali ha inasprito varie sanzioni e, come ha spiegato ANMVI Oggi, ha spostato l’attenzione dal semplice “sentimento” umano verso gli animali all’animale come essere senziente e vittima diretta del reato. Anche questo dice qualcosa della sensibilità contemporanea.

Ma proprio qui nasce la domanda morale: come può una civiltà affinare la propria sensibilità verso l’animale e, nello stesso tempo, anestetizzarla davanti al figlio nel grembo? Non si tratta di contrapporre bambini e animali. Si tratta di rimettere ordine nella gerarchia della dignità.

LA REALTÀ CHE SI VUOLE NON VEDERE

Non serve partire da un argomento religioso per riconoscere che nel grembo materno non c’è “qualcosa”, ma qualcuno all’inizio del proprio sviluppo. Una guida pubblica di NHS Inform descrive lo sviluppo prenatale ricordando che alla settima settimana il cuore ha iniziato a battere, alla fine dell’ottava settimana il bambino ha mani e piedi minuscoli, tra la decima e l’undicesima settimana braccia e gambe si allungano, le dita iniziano a separarsi e il cuore è pienamente sviluppato. Alla dodicesima settimana compaiono persino impronte digitali proprie.

Perché allora la stessa società che si commuove davanti a un cucciolo non ancora nato considera ideologico difendere un bambino non ancora nato? Perché l’aborto ha bisogno di una grande rimozione collettiva. Deve convincerci che la dipendenza da qualcuno cancella la dignità, che la fragilità diminuisce il valore, che il luogo in cui si trova un essere umano decide se meriti protezione.

LA DOMANDA CHE RESTA

La Chiesa ricorda che la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura e definisce aborto e infanticidio «delitti abominevoli». Non è un residuo del passato: è una parola profetica per il presente. Una società che salva i cuccioli ma scarta i figli ha perso la misura dell’umano. E senza questa misura, anche la compassione diventa selettiva.

 

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