Dopo il manifesto pro-life censurato, sempre più gente prega per la Vita
Forse il Sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, sperava che il suo gesto passasse inosservato.
Ma la rimozione d’imperio del manifesto pro-life, affisso per sei anni nei pressi dell’Ospedale, ha scatenato un autentico putiferio.
Persino 34 esponenti della maggioranza di Centrosinistra alla guida della città, tra i quali l’ex-sindaco Gianluca Galimberti, hanno firmato una lettera aperta di protesta.
«Far conoscere le opportunità alternative all’aborto non rappresenta una minaccia per alcuno, ma un servizio», hanno scritto, contestando la decisione del primo cittadino.
Decisione improvvisa, assunta senza consultarsi con nessuno, non motivata da provvedimenti amministrativi o ordinanze.
È stata comunicata ai capigruppo solo a cose fatte. Ed ora che molti, anche nel suo partito (il Pd), gli consigliano di fare marcia indietro, lui non ci pensa minimamente.
Qui non c’è più solo un problema ideologico, mancano l’umiltà ed il coraggio, con cui ammettere di aver sbagliato e correggere l’errore (grave) commesso.
Per saperne di più, abbiamo contattato Giorgio Telò, referente per Cremona dell’associazione «Ora et Labora in difesa della Vita», una delle sigle promotrici del manifesto censurato.
Il Sindaco di Cremona ha motivato il provvedimento di rimozione, accusando il manifesto pro-life di "colpevolizzare" le donne. Che ne pensa?
«Quella del Sindaco è un’accusa strumentale, inconsistente e fuorviante per mascherare l'intolleranza nei confronti di una posizione positiva pro-life. Il manifesto è un inno alla gioia della maternità, con una foto dolcissima di una mamma col suo bimbo e frasi di solo incoraggiamento, ad integrazione delle quali, in caratteri piccoli, come una supplica sussurrata, la scritta "non abortire". Poi grande spazio veniva dedicato all’offerta di aiuto tramite il numero verde nazionale SOS Vita».
Cosa ritiene che abbia spinto il primo cittadino ad assumere una misura tanto arbitraria?
«Cos’abbia spinto il Sindaco è un mistero. Il dottor Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita di Cremona e firmatario del contratto di affissione del manifesto, ha inoltrato al primo cittadino una pec di richiesta di accesso agli atti, alla quale non è ancora pervenuta risposta. Il mio parere è che il Sindaco abbia subito forti pressioni dagli ambienti LGBT e/o politici».
Di certo, contrariamente a quanto dichiarato dal primo cittadino, il manifesto censurato non giudica, non punta il dito, anzi rappresenta una mano tesa a chi si trovi in difficoltà.
Persino l’art. 2 della legge n. 194 del 1978, quella sull’aborto, prevede che consultori, enti locali e volontariato aiutino il più possibile la donna a superare le cause che possano indurla ad abortire.
Dunque dov’era il problema? È chiaro, si è trattato di una scelta ideologica, di un abuso. Per questo troviamo urgente intervenire!
Come? È molto semplice: firma subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Basta censure contro la Vita!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al Sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, affinché faccia finalmente un passo indietro e proceda alla riaffissione del manifesto pro-life, indebitamente tolto.
Perché abbia successo, quest’iniziativa va anche supportata con una forte campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Ma quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Giorgio Telò promuove con la sua associazione ogni mese, davanti all’Ospedale di Cremona, un importante appuntamento, la «Preghiera per la Vita».
Finora, durante la preghiera mensile, si sono mai verificate critiche o interferenze nel suo regolare svolgimento?
«Dal settembre 2018 la Preghiera per la Vita si svolge ogni mese, con regolare comunicazione alla Questura e comunicato ai media, pubblicato abitualmente anche sul sito della Diocesi, senza mai nessuna interferenza pubblica».
Perché questo appuntamento di preghiera è importante?
«Nulla è più importante della preghiera. La preghiera davanti agli ospedali, poi, viene da un’esortazione di don Oreste Benzi e dalle parole di san Giovanni Paolo II (“Noi ci alzeremo in piedi”, ecc.): si tratta di una testimonianza pubblica e pacifica. Dove c'è la Preghiera, gli aborti diminuiscono e aumentano i medici obiettori».
Dopo quanto accaduto al manifesto, ritiene che il clima ostile creatosi possa creare problemi o avere ripercussioni anche sulla Preghiera per la Vita mensile?
«La prima ripercussione è stata l'incremento nel numero dei partecipanti alla Preghiera: lo scorso 17 giugno dai 7/8 abituali che eravamo, il numero è improvvisamente aumentato ad oltre 20. Certamente gli ambienti abortisti ed ostili ad ogni posizione diversa dalla loro cercheranno di ostacolare anche la Preghiera. Ma, proprio grazie alla Preghiera, avremo anche gli aiuti per continuare».
Di sicuro, senza volere, il Sindaco di Cremona, censurando il manifesto “SOS Vita”, ha provveduto a dargli una visibilità ed a fargli una pubblicità, prima inimmaginabile.
Ormai tutti ne parlano, non solo nel mondo politico, ma la gente comune per le strade! E molti hanno capito, anche da soli, da che parte stia la ragione e da che parte stia il torto.
Quel manifesto era una mano tesa, un sostegno offerto alle madri indecise se abortire o meno: «Sei in difficoltà a causa di una gravidanza? Ti possiamo aiutare!», affermava.
Che fastidio poteva dare? Perché imporne la rimozione? Sono queste le domande che hanno spinto molti, dopo questa vicenda, a stare dalla parte della Vita.
E ora noi dobbiamo incoraggiare questo splendido movimento pro-life sorto spontaneamente a partire da un fatto negativo, da un’imposizione ideologica.
Nessuno censuri la Vita!