Emma Bonino, il volto rispettabile della Rivoluzione
Emma Bonino è morta a Roma l'11 settembre, a 78 anni, dopo alcuni giorni di ricovero per una crisi respiratoria. Il cordoglio è stato unanime. Il Presidente della Repubblica ha ricordato il suo «impegno tenace e coerente», la presidente del Consiglio ha annunciato i funerali di Stato, e da ogni parte dell'arco politico sono giunti omaggi alla combattente dei cosiddetti diritti, alla donna libera, alla grande italiana.
Davanti alla morte, il cattolico anzitutto prega. Ciò che accade nel segreto dell'ultima ora di un'anima lo conosce soltanto Dio, e alla Sua misericordia affidiamo Emma Bonino. Ma la sua opera pubblica appartiene alla storia, e il rispetto dovuto ai defunti non impone il silenzio sulle idee che per mezzo secolo hanno segnato la vita della Nazione. È anzi proprio l'unanimità di queste ore a esigere una riflessione. Come è potuto accadere che la figura che più di ogni altra, in Italia, ha legato il proprio nome alla legalizzazione dell'aborto venga salutata come un patrimonio comune, anche da tanti cattolici?
Per rispondere ci serviremo delle categorie che il pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) espose nella sua opera più celebre, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, pubblicata nel 1959 e completata nel 1976 da una terza parte. Sono categorie nate per leggere cinque secoli di storia; applicate alla vicenda di Emma Bonino, rivelano una precisione quasi impressionante.
Non una somma di battaglie, ma un processo
L'intuizione centrale di Plinio è che la crisi dell'Occidente cristiano non è una serie di episodi slegati, ma un unico processo, che egli chiama la Rivoluzione, con la maiuscola: un movimento plurisecolare che mira a demolire l'ordine cristiano, nella Chiesa, nella società, nella famiglia e nell'anima stessa dell'uomo, per sostituirlo con un disordine elevato a sistema. Alla crisi dell'Umanesimo e del Rinascimento, sfociata nella Pseudo-Riforma protestante, seguirono la Rivoluzione francese e quella comunista. Nel 1976 Plinio vedeva già delinearsi una Quarta Rivoluzione, annunciata dai moti del Sessantotto: non più la conquista delle fabbriche o dello Stato, ma quella dei costumi, della sensibilità, della famiglia, del corpo.
La vita politica di Emma Bonino comincia esattamente lì, nell'Italia del dopo-Sessantotto. Chi la osserva con gli occhi di Plinio non vi scorge un elenco di cause diverse (il divorzio, l'aborto, l'antiproibizionismo sulle droghe, il fine vita, le unioni omosessuali, i «nuovi diritti» sempre rinnovati) ma i gradini successivi di una stessa scala. Ogni conquista preparava la successiva; ogni «caso limite» diventava il precedente per allargare il varco. Il Capo dello Stato ha parlato di un impegno coerente, ed è un aggettivo che anche un contro-rivoluzionario può sottoscrivere. Emma Bonino fu coerente come pochi: coerente con la Rivoluzione.
Le tre profondità: tendenze, idee, fatti
Plinio insegna che la Rivoluzione agisce a tre profondità. Opera anzitutto nelle tendenze, cioè nelle passioni disordinate che si insinuano nella sensibilità e nei costumi; poi nelle idee, cioè nelle dottrine elaborate per giustificare quelle tendenze; infine nei fatti, cioè nelle leggi, nelle istituzioni, nelle strutture della società.
La stagione del CISA, il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, sembra scritta apposta per illustrare questo schema. Prima si crea il fatto: aborti praticati apertamente, al di fuori della legge, ed Emma Bonino ne eseguì lei stessa, con un rudimentale metodo ad aspirazione passato alle cronache come quello della «pompa di bicicletta». Poi il fatto viene messo in scena: dopo l'arresto di Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia, nel giugno 1975 convocò una conferenza stampa e si consegnò alle autorità, trasformando la propria incriminazione in una tribuna. Infine, il fatto diventa idea, e l'idea diventa legge: le oltre settecentomila firme raccolte nel 1976 per un referendum sui reati d'aborto spinsero il Parlamento verso la legge 194, approvata il 22 maggio 1978. In tre anni un reato esibito era diventato un «diritto». Da allora, secondo i dati ufficiali, gli aborti legali in Italia hanno superato i sei milioni.
Orgoglio e sensualità
Quando indaga l'essenza della Rivoluzione, Plinio individua due nozioni che, concepite come valori metafisici, ne esprimono lo spirito: l'uguaglianza assoluta e la libertà completa. E due passioni che la servono più di ogni altra: l'orgoglio, che non tollera alcuna superiorità e genera l'egualitarismo; la sensualità, che non accetta alcun freno e genera il liberalismo. Il loro approdo logico è l'anarchia, una società senza gerarchie, senza leggi morali, senza vincoli.
Non parliamo qui della vita privata di Emma Bonino, che non ci compete, ma della logica del programma a cui ha dato il volto. E quel programma è quasi una sintesi allo stato puro delle due passioni descritte da Plinio. Al suo centro sta un unico principio, l'autodeterminazione dell'individuo come norma suprema, di cui lo slogan femminista di quegli anni, «il corpo è mio e lo gestisco io», è la formula più cruda. L'individuo si proclama sovrano sulla vita che porta in grembo, sulla propria morte, sul vincolo coniugale, sul proprio piacere; e ogni limite (la legge naturale, la legge di Dio, l'autorità paterna, la Chiesa, lo Stato stesso quando protegge il più debole) viene percepito come un'oppressione da abbattere. L'egualitarismo, che non sopporta distinzioni, finisce per livellare anche quelle poste dalla natura. La Tradizione cristiana conosce da sempre un nome per questo atteggiamento dell'anima: non serviam.
Le due velocità e le metamorfosi
Plinio osserva che la Rivoluzione avanza a due velocità. C'è una marcia rapida, quella dei rivoluzionari violenti e dichiarati, che spaventano e provocano reazioni; e c'è una marcia lenta, che non allarma e ottiene per gradi ciò che la prima non riuscirebbe a strappare con la forza. La Rivoluzione, aggiunge, conosce vere e proprie metamorfosi: cambia volto, linguaggio e alleati, restando identica nella sostanza.
I radicali erano un'avanguardia, ma un'avanguardia che procedeva sui binari della marcia lenta: scandali calcolati, digiuni, disobbedienze annunciate, autodenunce, referendum. La loro nonviolenza di ascendenza gandhiana rifletteva quel carattere pacifista e antimilitarista che Plinio riconosce come tratto costante della Rivoluzione, ed era insieme uno strumento formidabile di quella che egli chiamava guerra psicologica rivoluzionaria, capace di rendere simpatico chi sovverte e antipatico chi difende l'ordine.
La biografia di Emma Bonino è poi la storia di una metamorfosi perfettamente riuscita. La militante che nel 1975 si consegnava alla polizia dopo aver praticato aborti diventa vent'anni più tardi commissario europeo (e fu il governo Berlusconi a mandarla a Bruxelles), poi ministro nel governo Prodi, vicepresidente del Senato, ministro degli Esteri nel governo Letta. Nel 1999 una campagna nazionale la propose per il Quirinale e la lista che portava il suo nome superò l'8% alle elezioni europee. Il volto si fece istituzionale, il linguaggio misurato, il tailleur prese il posto del megafono. Le idee rimasero le stesse.
Qui entra in scena un'altra figura descritta da Plinio, il semi-contro-rivoluzionario: chi si oppone alla Rivoluzione su alcuni punti ma ne ha assorbito altri, e finisce per considerarli acquisiti. Quanti moderati, in questi decenni, hanno ammirato in Emma Bonino il senso dello Stato, la competenza internazionale, il rigore personale, archiviando come un dettaglio del passato l'opera per cui era entrata in politica? Nessuno contesta la cortesia istituzionale dovuta a chi ha servito lo Stato. Ma che sia stato un governo di centro-destra ad affidarle il primo grande incarico internazionale, e che sia un governo di centro-destra a predisporne oggi le esequie di Stato, non è un paradosso. È la fotografia di ciò che Plinio descriveva: le conquiste della Rivoluzione diventano patrimonio comune anche di chi dichiara di non condividerne le premesse.
Il credito delle cause generose
Sarebbe ingiusto, e contrario alla verità, tacere che alcune battaglie di Emma Bonino toccavano mali reali, come la fame nel mondo o le mutilazioni genitali femminili.
La lezione di Plinio aiuta però a non fermarsi alla superficie. Nella prospettiva contro-rivoluzionaria ciò che conta non è soltanto la bontà materiale di una singola causa, ma la direzione del processo in cui essa si inserisce. Come le parole-talismano di cui diremo, anche le cause generose hanno un contenuto legittimo, ed è proprio questo contenuto a renderle preziose: procurano un credito morale che viene poi speso su altri fronti. Chi potrebbe diffidare di chi si batte contro la fame o contro la violenza sulle donne?
Eppure, basta cercare il criterio che univa tutte queste battaglie per imbattersi in una contraddizione rivelatrice. Emma Bonino si batté perché nessuno Stato potesse più mettere a morte un colpevole e, nello stesso tempo, perché lo Stato garantisse nei propri ospedali, e a proprie spese, la soppressione dell'innocente per eccellenza. Se il principio ispiratore fosse stato la sacralità della vita umana, il bambino non ancora nato sarebbe stato il primo dei suoi protetti. Il principio era un altro: l'autonomia dell'individuo e la diffidenza verso ogni autorità che giudica, punisce o pone limiti. È la logica egualitaria e liberale descritta da Plinio, che non segue la coerenza della ragione ma la direzione delle passioni.
Il trasbordo ideologico inavvertito
A metà degli anni Sessanta, in un altro saggio celebre, Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo, Plinio descrisse un fenomeno sottile: il modo in cui intere porzioni dell'opinione pubblica vengono trasferite, senza accorgersene, da una posizione a quella opposta. Lo strumento principale sono le parole-talismano, termini dotati di un significato legittimo che vengono dilatati, caricati di un alone emotivo e resi così intoccabili da diventare il veicolo di contenuti che, presentati apertamente, sarebbero stati respinti.
Il vocabolario di Emma Bonino è un repertorio di parole-talismano: diritti, scelta, autodeterminazione, dignità, laicità, libertà. Ognuna ha un senso vero; ognuna, nel suo uso, è servita a far accettare l'inaccettabile senza doverlo nominare. Nessuno chiedeva agli italiani di approvare la soppressione di un bambino nel grembo materno: si chiedeva loro di difendere la libertà di scelta delle donne. E il trasbordo è riuscito a tal punto che la militante del CISA è diventata, col tempo, una delle figure più stimate e trasversalmente rispettate della vita pubblica italiana.
Il caso più eloquente riguarda proprio il mondo cattolico. Nel febbraio 2016 Papa Francesco la annoverò «tra i grandi dell'Italia di oggi», lodandone la conoscenza dell'Africa; a chi gli faceva notare che la pensava in modo molto diverso, rispose che era vero, ma «pazienza». Nel novembre 2024 le fece visita a sorpresa, appena dimessa dall'ospedale, portandole fiori e cioccolatini; secondo il racconto della stessa Bonino, le disse che era un esempio di libertà e di resistenza. La fotografia dei due, entrambi in sedia a rotelle su una terrazza romana, è diventata un'immagine simbolo.
Non tocca a noi giudicare le intenzioni di un Pontefice, e visitare un malato è un'opera di misericordia. Ma Plinio ci ha insegnato a considerare l'effetto che i gesti producono nella sensibilità collettiva, perché è lì, nelle tendenze prima ancora che nelle idee, che la Rivoluzione vince le sue battaglie decisive. Lo stesso Papa Francesco aveva più volte paragonato l'aborto al ricorso a un sicario: la dottrina, dunque, restava formalmente intatta. Eppure, il messaggio che da quelle immagini è arrivato a tanti fedeli è stato un altro, cioè che la legalizzazione dell'aborto fosse in fondo una divergenza d'opinione, superabile con un'alzata di spalle. È il trasbordo ideologico inavvertito nella sua forma più compiuta: nessuno tocca la dottrina, la si rende irrilevante, e le anime scivolano senza accorgersene.
Che cosa chiede la Contro-Rivoluzione
Se la Rivoluzione agisce nelle tendenze, nelle idee e nei fatti, la Contro-Rivoluzione, insegna Plinio, deve rispondere alle stesse tre profondità. Non basta auspicare la modifica di una legge. Occorre restituire alle anime il senso del sacro, l'amore per l'ordine voluto da Dio, la gerarchia dei valori, lo spirito di sacrificio, la stima per la maternità e per la famiglia. Occorre smascherare le parole-talismano, restituendo a ciascuna il suo significato vero. E occorre quello che Plinio chiamava lo «choc» contro-rivoluzionario: mostrare l'insieme del processo, affinché chi ne ha accettato un frammento veda con chiarezza dove conduce.
La parabola di Emma Bonino offre questo panorama in modo esemplare. Riletta dall'inizio alla fine, dalla «pompa di bicicletta» alle esequie di Stato, mostra meglio di qualsiasi trattato come avanza la Rivoluzione: non soltanto grazie ai suoi militanti, ma soprattutto grazie alla stanchezza, alla distrazione e al rispetto umano di chi dovrebbe opporvisi.
Alla vigilia del Santissimo Nome di Maria
Emma Bonino è morta alla vigilia della festa del Santissimo Nome di Maria, che la Chiesa celebra il 12 settembre in ricordo della vittoria di Vienna del 1683, quando la Cristianità, che sembrava sul punto di soccombere, fu salvata contro ogni previsione umana. Plinio non riponeva la speranza della Contro-Rivoluzione in un calcolo politico, ma nell'intervento della Provvidenza e nella promessa della Madonna a Fatima: «Infine il mio Cuore Immacolato trionferà».
Per questo, mentre l'Italia ufficiale le tributa gli onori di Stato, noi preghiamo per la sua anima. E affidiamo alla misericordia di Dio gli oltre sei milioni di bambini che, dal 1978 a oggi, non hanno avuto né un nome, né un funerale, né un minuto di silenzio.
Per approfondire: Plinio Corrêa de Oliveira, «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione»; Id., «Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo».