Eutanasia, il premier che la volle ora dubita: in Québec morti quasi decuplicati

Eutanasia, il premier che la volle ora dubita: in Québec morti quasi decuplicati

Philippe Couillard, il premier che nel 2014 fece approvare in Québec la prima legge canadese sull'eutanasia, oggi non sa se la rivoterebbe. Lo ha confessato alla radio CBC: la pratica, nata per i malati terminali, è andata molto oltre. Dai 638 morti del primo anno completo si è passati ai 6.268 del 2024-2025, quasi l'8% di tutti i decessi della provincia. L'argine promesso non ha fermato la piena: l'ha lasciata passare.

LA CONFESSIONE DI UN EX PREMIER

Couillard, neurochirurgo prima che politico, ne ha parlato nel programma The House. La legge, ha spiegato, era pensata solo per chi aveva davanti una fine ormai segnata. Oggi non è più così: con le estensioni degli ultimi anni, non è sicuro che la voterebbe di nuovo.

Gli oppositori gli riconoscevano buone intenzioni, ma lo mettevano in guardia: «Una volta aperta la porta, non la richiuderete più, e si aprirà sempre di più». Ed è successo, ha concluso.

DA 638 A 6.268

Come ricostruisce Alex Schadenberg, direttore della Euthanasia Prevention Coalition, su LifeNews, il Québec ha legalizzato l'eutanasia definendola un atto sanitario, materia di competenza provinciale.

Nel primo anno, da giugno 2016 a giugno 2017, i morti furono 638. Già allora 31 casi, il 5%, risultarono non conformi alla legge.

Nel giugno 2023, la Bill 11: case di cure palliative obbligate a offrire l'eutanasia, accesso per chi ha una grave disabilità fisica, richieste anticipate, eutanasia praticabile persino nelle case funerarie.

Risultato: 6.268 morti tra aprile 2024 e marzo 2025, il 7,9% di tutti i decessi. Per Schadenberg, il tasso più alto del mondo.

E il Canada intero? 16.499 eutanasie nel 2024, riferisce Malayna Bizier in un altro articolo di LifeNews. I cani soppressi, secondo la stessa fonte, meno di 8.000.

ARGINI DI SPUGNA

Couillard non è un cinico. Credeva davvero ai paletti. Ed è proprio questo il punto.

La legge del 2014 fu presentata come una barriera: eutanasia sì, ma solo per pochi casi estremi e con mille garanzie. Ha funzionato come un argine di spugna: ha smorzato le prime proteste, ma si è imbevuta dell'acqua che doveva fermare e l'ha lasciata filtrare nel terreno che doveva proteggere.

Un argine regge solo se è fatto di un materiale diverso dalla piena. Una legge che ammette che uccidere un malato sia un atto medico non argina l'eutanasia: ne diventa il canale.

Nessuno, nel 2014, diceva di volere che un decesso su tredici avvenisse per mano medica. Ci si è arrivati a piccoli passi, ciascuno accolto con un'alzata di spalle. Quel 5% di casi irregolari del primo anno era un allarme. Nessuno lo ha fatto suonare.

QUANDO UCCIDERE SI CHIAMA CURA

L'argine ha ceduto anche per un'altra ragione: le parole.

Nel 2014, quando Couillard annunciò di voler ripresentare il progetto di legge 52, l'Alleanza dei medici contro l'eutanasia, 625 medici e 12.334 cittadini, gli scrisse una lettera aperta, firmata tra gli altri da Serge Daneault, primario di cure palliative al CHUM di Montréal. Denunciavano una legge che chiamava cura sanitaria l'omicidio medico.

E citavano un sondaggio Ipsos del settembre 2013: solo il 33% dei quebecchesi sapeva che aiuto medico a morire significava un'iniezione letale data dal medico. Gli altri pensavano a cure palliative, stop all'accanimento o suicidio assistito.

Due su tre approvavano qualcosa senza sapere che cosa fosse. Non li aveva convinti un ragionamento, che si può discutere e smontare. Li aveva conquistati un'impressione fatta di parole rassicuranti: aiuto, medico, dignità. Contro un clima così, la logica da sola non basta. Bisogna restituire alle cose il loro nome.

Oggi quel linguaggio ha vinto: circa il 75% di chi ha ricevuto l'eutanasia in Canada nel 2024 era seguito dalle cure palliative, scrive Bizier. Che cita anche il Catholic Register: secondo una stima ufficiale, nel 2021 l'eutanasia ha fatto risparmiare alla sanità 149 milioni di dollari.

 

DUE QUEBECCHESI SU TRE NON SAPEVANO CHE COSA APPROVAVANO. NON LASCIARTI INGANNARE DALLE PAROLE.

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AVVERTITO TRE VOLTE

Couillard non può dire di non aver saputo. Nell'ottobre 2013, ricordano i medici, era lui stesso ad avere serie riserve. Nel 2014 Schadenberg, a pranzo con lui, gli predisse che con quel testo l'eutanasia si sarebbe allargata, come nei Paesi Bassi. E i medici gli scrissero: «È impossibile legalizzare l'eutanasia senza mettere a rischio i pazienti vulnerabili».

COSA RISCHIANO LE FAMIGLIE

In Québec chi affida un genitore a una casa di cure palliative, anche religiosa, sa che quella struttura è obbligata a offrire l'eutanasia.

Con la richiesta anticipata, la decisione presa oggi viene eseguita quando il malato non può più confermarla o ritirarla. In Canada, nel 2024, su 22.535 richieste solo 692 sono state ritirate: quante di più, con cure vere e una famiglia accanto?

L'eutanasia è già legale in Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Chi promette leggi con paletti rigorosi dovrebbe guardare al Québec. E ascoltare Bizier: «La soluzione alla sofferenza non può mai essere il suicidio».

 

IL QUÉBEC HA APERTO LA PORTA. L'ITALIA DEVE TENERLA CHIUSA.

Firma la petizione «Fermiamo la cultura della morte! Difendiamo la Vita!». Chiede alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di bloccare ogni tentativo di introdurre o normalizzare eutanasia e suicidio assistito nel nostro Paese. Unisci la tua voce a quella di migliaia di italiani.

✍️ Firma la petizione

 

Couillard oggi ammette che la porta si è spalancata. Ma la lezione del Québec non riguarda una legge scritta male: riguarda ogni legge che permette di uccidere solo in pochi casi. Nessun argine fatto della stessa materia della piena l'ha mai fermata. La vita si difende sulla soglia. Dopo, restano solo i numeri dei morti.

 

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