Genitori condannati, ideologia smentita: il gender perde contatto con la realtà
Cinquanta giorni di carcere per aver educato in casa due figlie di 11 e 15 anni, senza inserire nel programma lezioni sull’identità di genere e sulla sessualità. È la condanna pronunciata nell’aprile 2026 da un tribunale dello Stato brasiliano di San Paolo contro Audato e Ieda Denardio. Una sentenza che, mentre è ancora pendente il ricorso, solleva una domanda decisiva: a chi appartiene il diritto di educare i figli, alla famiglia o allo Stato?
CONDANNATI NONOSTANTE I RISULTATI DELLE FIGLIE
Secondo quanto riportato dal Secolo d’Italia, la coppia aveva scelto l’istruzione domiciliare nel 2020, durante il periodo della didattica a distanza imposta dalla pandemia.
Le due ragazze non risultavano però isolate, trascurate o prive di preparazione. Al contrario, leggevano circa trenta libri ogni anno, studiavano latino e inglese ed entrambe avevano raggiunto una formazione avanzata nel pianoforte e nella teoria musicale.
La stessa accusa aveva chiesto l’assoluzione dei genitori, concludendo che le minori non soffrivano di alcuna negligenza e mostravano uno sviluppo scolastico e sociale adeguato. Il tribunale ha tuttavia condannato padre e madre per quella che viene definita “negligenza intellettuale”.
La pena rimane sospesa in attesa della decisione sul ricorso. Ma il segnale lanciato dalla sentenza è già inquietante: la qualità dell’educazione sembra diventare secondaria rispetto alla conformità ideologica del programma.
IL GENDER DIVENTA UN ESAME DI FEDE CIVILE
Tra le contestazioni rivolte alla famiglia figura, infatti, l’assenza di contenuti riguardanti «l’educazione di genere e sessuale», «la tolleranza e la diversità». La Corte ha inoltre considerato negativamente il fatto che le figlie non apprezzassero generi musicali popolari come la trap e il sertanejo, nonostante fossero pianiste con una preparazione musicale avanzata.
Il giudice ha accusato i genitori di utilizzare le figlie come «pedine in una lotta ideologica» e di sottoporle a una forma di istruzione priva del coinvolgimento dello Stato.
Ma la contraddizione è evidente. A essere accusata di ideologia è una famiglia che insegna lingue, letteratura e musica. A pronunciare la condanna è invece un sistema che considera indispensabile l’inserimento di determinati contenuti su genere e sessualità, anche quando non emergono carenze educative concrete.
Ieda Denardio ha denunciato con parole durissime quanto sta accadendo: «Come madre, non riesco a concepire uno Stato più dittatoriale di quello che mi vuole in prigione perché ho scelto di esercitare il mio diritto di decidere sull’educazione e la crescita delle mie figlie».
ANCHE IL NEW YORK TIMES RICONOSCE LA REALTÀ
Quasi contemporaneamente, dagli Stati Uniti è arrivata una significativa ammissione proprio dall’interno del mondo progressista.
Come riferisce La Nuova Bussola Quotidiana, Thomas B. Edsall, editorialista da vent’anni del New York Times, ha invitato il Partito Democratico americano a modificare le proprie posizioni su immigrazione, degrado urbano e transessualità, perché sempre più lontane dagli elettori.
Sul gender, Edsall ha formulato un’affermazione che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa scontata: «Esistono due sessi: uomini e donne». Una persona può dichiarare un’identità diversa, ha aggiunto, ma questa dichiarazione «non altera il suo sesso biologico».
Da questa premessa discendono conseguenze concrete. Secondo l’editorialista, è legittimo impedire agli uomini che si identificano come donne di gareggiare nelle competizioni sportive femminili, quando possano ottenere un vantaggio competitivo. Allo stesso modo, l’identità dichiarata non dovrebbe attribuire automaticamente a un uomo il diritto di essere rinchiuso in un carcere femminile.
Ancora più importante è la posizione sui minori. Edsall riconosce l’esistenza di prove scientifiche credibili relative a danni irreversibili e sostiene che chirurgia e terapie ormonali per i minori di 18 anni dovrebbero essere vietate in attesa di ulteriori studi.
L’IDEOLOGIA COMINCIA A PRESENTARE IL CONTO
Le due notizie mostrano due fasi diverse dello stesso conflitto. In Brasile, un tribunale pretende che l’educazione familiare si adegui a contenuti ideologici prestabiliti. Negli Stati Uniti, un esponente di una delle principali testate progressiste ammette invece che quelle stesse idee stanno diventando politicamente insostenibili perché contraddicono l’esperienza quotidiana delle persone.
La realtà del corpo, la differenza sessuale, la tutela delle donne nello sport e la prudenza davanti a trattamenti irreversibili sui bambini non sono fissazioni ideologiche. Sono questioni concrete, dalle quali dipendono diritti, sicurezza e salute.
La libertà educativa viene svuotata quando ai genitori è permesso scegliere soltanto all’interno di un programma deciso dallo Stato. E diventa una finzione quando una famiglia può essere punita non per aver trascurato i propri figli, ma per non aver trasmesso loro la visione antropologica dominante.
Per la dottrina cattolica, i genitori non sono semplici esecutori delle direttive pubbliche: sono i primi responsabili dell’educazione dei figli. Quando lo Stato pretende di sostituirsi alla famiglia persino nella formazione morale e affettiva, non sta proteggendo i bambini. Sta rivendicando un potere che non gli appartiene. Quante famiglie dovranno essere processate prima che la libertà educativa venga nuovamente riconosciuta come un diritto fondamentale?