Il Papa ha bacchettato l’Europa: no all’aborto, sì alla famiglia!
Finalmente!
Il Papa ha parlato chiaro. Infatti quel che ha detto è stato riportato solo dalla stampa vaticana e dal quotidiano il Giornale, che però ha dato la notizia, senza riportare una sola parola del Pontefice.
Perché? Perché quel che ha detto sicuramente non è piaciuto ai lorsignori dei Palazzi, quelli delle istituzioni che contano e delle Cancellerie europee.
Ha detto chiaramente che l’”inverno demografico” nel nostro Continente ha due sole cause, entrambe ideologiche: l’aborto e gli attacchi sferrati alla famiglia.
Ed ha aggiunto che la «drastica sterilità», oltre che demografica, anche culturale e spirituale dell’Europa dipende dall’aver essa rinnegato le proprie radici cristiane.
Leone XIV ha detto tutto questo lo scorso 25 maggio, ricevendo nelle Sala Clementina, in Vaticano, i membri dell’Intergruppo Demografia dell’Europarlamento.
C’erano tutti, compresi il ministro italiano per la Famiglia e la Natalità, Eugenia Roccella, e la rappresentante speciale dell’OSCE per il cambiamento demografico, Gudrun Kugler.
Così han sentito ciò che forse preferivano non sentire: insistere con la politica delle “culle vuote” comporta meno forza lavoro, meno mercato interno, pochi investimenti e bassi consumi.
Avanti così non si può andare! È urgente che ogni singolo Stato dell’Europa, Italia compresa, assuma misure immediate per tentare di arginare immediatamente questa deriva spaventosa.
Non ci sono passi concreti in questa direzione, per cui è necessario svegliare i governi dal loro sonno ideologico. Come?
Una buona mossa consiste nel firmare subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Fermiamo la glaciazione demografica!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché il suo esecutivo dia l’esempio a tutti gli altri e promuova al più presto politiche familiari coraggiose.
Perché la nostra richiesta abbia un seguito, però, è necessario sostenerla, lanciando contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione.
I social, in questo, rappresentano una carta da giocare, perché consentono di arrivare a tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante: anche papa Leone ha riconosciuto come la questione demografica sia ormai «una sfida urgente con implicazioni concrete per milioni di esseri umani e per le loro famiglie».
Tra le conseguenze delle “culle vuote” ha citato anche la «pandemia della solitudine», una spirale in cui il nostro Continente pare esser ormai avvolto.
Il Pontefice ha ricordato anche una cosa importante ovvero che i dati demografici «non sono semplici statistiche, ma parlano di paternità, maternità e figli».
Ed ha aggiunto, perché il messaggio fosse chiaro: «i figli sono il futuro!», futuro legato ad uno sviluppo oggi «gravemente ostacolato, senza la solidarietà tra le generazioni».
E questa solidarietà «richiede un equilibrio intergenerazionale, di cui l’Europa è attualmente priva». C’è una causa di tutto questo.
Leone XIV l’ha individuata: «Il rifiuto dell’ispirazione cristiana dei Padri fondatori delle istituzioni dell’Ue – ha detto - ha portato ad un periodo di drastica sterilità».
Sterilità demografica, culturale e spirituale. A partire dall’aborto ovvero dall’aver «a troppi negato il diritto di nascere».
Cui si aggiunge il fatto di non aver trasmesso «gli strumenti materiale e culturali, di cui i giovani han bisogno per affrontare il futuro».
E qui Leone XIV ha affondato il dito nella piaga, evidenziando le contraddizioni intrinseche nelle politiche europee.
Esse da una parte si dicono favorevoli alla famiglia, ma dall’altra fan di tutto per distruggerla, promuovendo una discriminazione della maternità ed esaltando «l’aborto come un diritto».
Inoltre, «minano le fondamenta stesse del desiderio di formare una famiglia». Per uscire dall’”inverno demografico”, Leone XIV ha chiesto «idee innovative».
L’Europa – ha detto – ne ha «disperatamente bisogno»: per questo il dibattito non dev’essere solo tra governi, ma deve includere anche la società civile, «di cui i Cristiani sono parte integrante».
Ed, in merito, hanno certamente qualcosa di sensato da dire. Citando la Familiaris Consortio, il Papa ha ricordato come la famiglia sia «la prima e insostituibile scuola di vita sociale».
Ed ha poi sottolineato come essa si fondi «sul matrimonio tra un uomo ed una donna». Punto e basta, senza eccezioni, né “alternative”.
Per questo è necessario che l’Unione Europea promuova «la responsabilità comune ed il ruolo attivo delle famiglie».
Dove? Ovunque: nella vita sociale, nonché in quella politica e culturale, applicando il principio di sussidiarietà per evitare «i due estremi dell’eccessivo intervento statale e dell’individualismo».
Il Pontefice ha concluso con parole inequivocabili: «Solo una nuova primavera per la famiglia può trasformare il freddo inverno delle nostre popolazioni che invecchiano».
Fermiamo tutti insieme il suicidio demografico dell’Italia e dell’Europa!