In Canada sottoposta ad eutanasia una donna affetta da un disturbo psicosomatico
Che Inghilterra e Galles abbiano detto “no” all’eutanasia è noto a tutti, ormai.
Lo scorso 11 settembre la Camera dei Comuni ha bocciato la proposta di legge presentata in tal senso. Ma pochi sanno cosa abbia convinto i deputati a fermarla…
Nel giugno 2025 era pervenuta al Parlamento di Westminster una testimonianza a dir poco drammatica.
Proveniva dal Canada, Paese in cui l’«assistenza medica alla morte» o MAID è legale già dal giugno 2016.
Ebbene, in questo scritto si narrava l’incredibile vicenda, di cui cinque anni fa è stata vittima una signora, Donna Duncan.
Non era affetta da alcun male incurabile. Le era stato diagnosticato solo un disturbo psicosomatico.
A seguito di un incidente stradale, in cui aveva riportato una commozione cerebrale, aveva manifestato sintomi riconducibili ad una forte crisi depressiva.
È bastato questo perché la donna, nell’ottobre 2021, venisse dichiarata idonea ad accedere al suicidio assistito.
Non pativa dolori atroci, né sofferenze indicibili, non era una malata terminale… Ormai però la macchina di morte era stata avviata e nulla ha potuto fermarla.
Le sue due figlie, Christie ed Alicia, sono state informate della data fissata per l’eutanasia della loro mamma solo due giorni prima.
Non hanno avuto alcuna possibilità di fermare quella che si configura come un’autentica esecuzione capitale. Hanno avuto solo il tempo di darle un ultimo saluto, nulla di più…
Il Parlamento inglese ha capito come si dovesse porre fine al ripetersi di simili tragedie. Ed ha bocciato il progetto di legge sul fine-vita.
Ora dobbiamo farlo anche noi! Blocchiamo i tentativi, posti in essere anche in Italia, di introdurre l’eutanasia nel nostro ordinamento.
Firma subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «No al suicidio assistito!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al ministro della Salute, Orazio Schillaci, affinché col suo governo, fermi questa deriva etica e difenda la dignità della Vita umana, riconoscendone la sacralità ad ogni istante.
Perché quest’iniziativa abbia successo, è necessario sostenerla, promuovendo una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Ma quest’operazione ha un costo, di cui da soli non riusciamo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
La testimonianza inviata al Parlamento di Westminster è stata scritta da Alicia, una delle figlie di Donna Duncan.
Sono passati cinque anni dal giorno della tragedia, ma ancora non riesce a cancellare il fatto che sua madre sia stata uccisa in quel modo. Questo è diventato per lei un vero incubo.
Era come se la mamma «stessa affogando e cercasse di riemergere per respirare ed, ogni volta che ci provava, la facevano affondare di nuovo», ha scritto.
«Non c’era nulla che potessimo fare dal punto di vista legale. I sostenitori dell’eutanasia la presentano come un atto di compassione». Ma non è così.
«Un linguaggio ambiguo, una supervisione inadeguata e misure di salvaguardia insufficienti possono causare fallimenti sistemici», ha concluso amaramente.
E si è detta: mai più! Mai più dovevano ripetersi fatti come questo, in nessun angolo del mondo. Per questo ha scritto al Parlamento inglese, chiedendo di fermare quella proposta di legge.
E ci è riuscita. Lo ha fatto anche per sua madre. Il dolore le ha fatto trovare il coraggio di lottare, di urlare al mondo che l’eutanasia è una macchina mortale.
Nei suoi ingranaggi non finiscono solo malati terminali e persone con disabilità (e già sarebbe orribile!), ma anche chi, ad esempio, sia affetto da un disturbo psicosomatico, come Donna Duncan.
Chiunque per un motivo o per l’altro non possa più contribuire economicamente o funzionalmente alla società, non viene più ritenuto degno di vivere.
È questa la nuova “normalità” che si cerca di far passare nell’immaginario collettivo, ma è a dir poco terrificante!
Secondo Catherine Robinson, portavoce di Right to Life UK, vicende come questa dimostrano per quale motivo «il suicidio assistito non debba mai essere legalizzato». Mai!
Fermiamo tutti insieme la mano del boia!