L’assenza di pietà di alcuni giudici

L’assenza di pietà di alcuni giudici

Il nostro tempo segna sempre più una mancanza di pietà generale, che si riverbera in una violazione della dignità umana.

Naturalmente sono in molti ad essere disposti a difendere quest’ultima, almeno a parole. Ma nei fatti sembra che essa sia sempre più lontana dall’orizzonte dell’uomo e della donna del XXI secolo.

Come commentare le parole dell’ex-magistrato Piercamillo Davigo, che tanto stanno facendo discutere in questi giorni?

Ospite del podcast “Muschio Selvaggio”, condotto da Fedez e Davide Marra, Davigo ha espresso il suo dispiacere per gli imputati suicidi, ma per una ragione ben precisa.

“Ma certo che dispiace. Prima di tutto, se uno decide di suicidarsi lo perdi come fonte di informazione”, ha affermato tranquillamente l’ex magistrato.

Il fatto che abbia introdotto la frase citata facendola precedere dal “prima di tutto” fa temere che essa non sia il frutto di una semplice gaffe, ma di una modalità di pensare ben consolidata. Ci auguriamo che non sia così naturalmente.

Tuttavia, è difficile non vedere in questa situazione, così come in altre, un aspetto tipico del nostro tempo, segnato dalla spasmodica ricerca di un efficientismo perenne in tutti gli ambiti del vivere, che assai spesso finisce col calpestare la stessa dignità umana.

La dignità della persona, in fondo, sembra essere alloggiata in un cantuccio dell’esistenza, mentre a parole si dice di difendere.

Se cosi non è, dimmi tu come sia possibile giustificare razionalmente l’aborto, l’eutanasia, le sconclusionate teorie LGBT che predicano l’uso della triptorelina (farmaco che blocca chimicamente la pubertà e prepara al cambio sesso) per gli adolescenti affetti da “disforia di genere”, i tentativi per rendere l’esercizio della prostituzione pienamente regolarizzata da un punto di vista fiscale etc. etc.

A casa nostra tutto questo si chiama violazione della dignità umana e nessuno mai ci convincerà del contrario.

Ti facciamo anche notare che è della massima importanza che queste cose vengano dette e ribadite in maniera costante, attraverso tutti gli strumenti di comunicazione.

Perché, che ci piaccia o meno, la politica, e in generale la nostra epoca, è inseparabile dal “grande gioco” comunicativo.

Ecco perché è necessario esserci e battagliare.

E, soprattutto, non stancarsi mai e avere fiducia nella presa di consapevolezza dell’opinione pubblica.

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