Le donne “in carriera”? Più depresse e dedite ad antidepressivi ed alcool delle casalinghe!
Svelata un’altra menzogna dell’ideologia femminista.
Forse hai sentito parlare della serie tv «Desperate Housewives» («Casalinghe disperate»), trasmessa purtroppo anche in Italia… Bene, sappi che è tutto falso! A partire dal titolo.
Una ricerca, recentemente condotta negli Stati Uniti, ha dimostrato, infatti, come lo stereotipo della casalinga disperata, insoddisfatta o depressa sia assolutamente errato. E fuorviante.
Utilizzando diversi parametri, è stato accertato anzi come le donne, che lavorano fuori casa, si impasticcano e bevano di più rispetto a quelle che lavorano nel proprio focolare domestico.
Il ricorso a farmaci antidepressivi o preparati simili da parte delle prime è circa del 20% superiore rispetto alle seconde.
Non solo: le donne “in carriera” si attaccano di più al collo delle bottiglie, il ricorso alle sostanze alcooliche (e spesso, ahimé, al loro abuso) è quasi del 50% in più rispetto alle casalinghe.
Lo dicono i dati forniti dall’Indagine Nazionale sull’Uso dei Farmaci e sulla Salute, scrupolosamente rielaborati dall’Istituto di Studi sulla Famiglia americano.
Ebbene, da questi studi, è emerso in modo chiaro come le madri casalinghe soffrano di depressione in una proporzione pari al 30% in meno rispetto alle donne “in carriera”.
È interessante notare come negli uomini avvenga esattamente il contrario: i “casalinghi” soffrono di depressione e fanno uso di farmaci più di coloro che lavorano fuori casa (+30%).
Questi numeri ristabiliscono la verità naturale su: 1) i ruoli propri dell’uomo e della donna in famiglia; 2) gli stereotipi su casalinghe e “mammi”, del tutto estranei alla realtà ed alle statistiche.
Da dove traggono origine allora questi luoghi comuni? Dalla guerra giurata e promossa dall’ideologia femminista contro la famiglia.
Una guerra purtroppo entrata, a forza di slogan, nella mentalità comune: per questo è bene diffondere notizie come questa, in grado di rimettere le cose al proprio posto.
Ovviamente la grande stampa, assolutamente allineata ai mantra dell’iperfemminismo militante, tace queste informazioni, di certo non le trovi sui giornali o in tv.
Per questo dobbiamo essere noi a mobilitarci. Come? Innanzi tutto, promuovendo una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione però ha un costo, di cui da soli non riusciamo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Possiamo fare qualcosa di più: la famiglia è nel mirino delle femministe e delle Sinistre alla pari di vita e libertà educativa.
È proprio per la promozione di questi valori, che noi dobbiamo batterci! Per questo Generazione Voglio Vivere ha promosso la petizione «Difendiamo i principi non negoziabili!».
È indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché col proprio governo promuova tali principi in tutte le sedi, nazionali ed anche europee.
Vedi, il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la famiglia una «Chiesa domestica» ovvero una «comunità di fede, di speranza e di carità» (n. 2204), non un’arena di rivendicazioni.
Prendersi cura dei propri cari e della casa non è un’occupazione indegna per la donna, né alienante, tutt’altro!
Certo, spesso il cinema e la televisione ci propinano lo stereotipo della madre casalinga depressa in contrasto con la vita felice, interessante e attiva delle donne “in carriera”.
Ma non è così! Oggi la scienza ci dice che quest’immagine è falsa e destabilizzante per la famiglia. La soluzione, quella vera, è solo una: porre la Croce di Cristo al centro del matrimonio.
La Croce come fonte della grazia sacramentale a cui continuamente attingere, anche e soprattutto nei momenti di prova: solo questo può donare davvero serenità e pace in una casa!
Difendiamo insieme la donna e la famiglia!