Lobby internazionali remano a favore dell’eutanasia
Nulla avviene a caso.
Il disastro etico e politico, provocato da ampi settori del Centrodestra in Veneto con l’approvazione della legge sul fine-vita, ha in realtà “sponsor” in alto, molto in alto.
Si tratta di un tassello di un mosaico ben più ampio, che non è poi tanto difficile ricostruire: vi sono precise lobby, che agiscono a livello internazionale.
Esse promuovono il «diritto internazionale all’aiuto al suicidio» e spingono i vari governi, anche regionali, affinché approvino programmi specifici di eutanasia.
Secondo l’agenzia olandese «Stirezo PRO LIFE», tali gruppi di pressione avrebbero, ad esempio, agito in Europa all’interno del Gruppo di lavoro intergovernativo sui “diritti umani” degli anziani.
Sempre sui “diritti” per la terza età, starebbero inoltre interferendo sui negoziati per la messa a punto di una nuova convenzione delle Nazioni Unite giuridicamente vincolante.
La denuncia è giunta lo scorso luglio da C-Fam, il Centro per la Famiglia ed i Diritti Umani di Washington.
L’eutanasia si è ormai aggiunta sui tavoli internazionali ai punti all’ordine del giorno relativi al gender ed all’aborto o “diritti sessuali e riproduttivi” che dir si voglia.
Ma vogliamo dirti una cosa: non è come ce la raccontano! Non si tratta “solo” di legalizzare una morte sancita dallo Stato ed inflitta da quello stesso sistema medico, che dovrebbe piuttosto curarci.
È molto di più: si tratta di affermare e diffondere l’idea che chi raggiunge una certa età abbia “completato” il proprio ciclo di vita e quindi debba togliere il disturbo.
Farla finita, dunque, non è più “solo” una più o meno libera scelta, per quanto immorale, si cerca di trasformarla in una sorta di dovere, di obbligo sociale.
Oggi possiamo fermare questo diabolico meccanismo. Come? Firmando la petizione «Fermiamo la cultura della morte! Difendiamo la Vita!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché in tutte le sedi istituzionali blocchi col suo governo qualsiasi tentativo di “normalizzare” l’eutanasia ed il suicidio assistito.
La tua firma è importante, ma occorre anche fare in modo che la gente sappia tutto questo: solo così si sentirà motivata a mobilitarsi con determinazione in difesa della vita vulnerabile.
Per questo intendiamo promuovere, a sostegno dell’iniziativa, anche una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che permettono di arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Dietro tutto questo c’è lo zampino dell’Unione europea: la denuncia è giunta chiara e forte dall’agenzia «Stirezo PRO LIFE», che ha puntato l’indice.
Non è strano, ad esempio, che l’Ong AGE Platform Europe, finanziata da Bruxelles, abbia recentemente criticato il fatto che l’aiuto al suicidio sia un tema generalmente considerato tabù?
Non è strano che tale organismo abbia invocato una “discussione più aperta” in merito ed invitato a tener conto delle ricerche condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità?
Non è strano che, a favore di eutanasia ed aborto, sia recentemente intervenuto un ente come l’NHRI ovvero l’Americas National Human Rights Institution?
Si tratta di un organismo sovvenzionato dai Paesi membri dell’UE e, attraverso le varie sigle, anche da realtà emanazione delle Nazioni Unite.
In Olanda già nel 2010 un’iniziativa popolare, voluta dall’Associazione per il fine-vita, raccolse 100.000 firme per chiedere l’”autodeterminazione” degli anziani ovvero il “diritto” al suicidio.
Ma, oltre ai Paesi Bassi, l’eutanasia nel nostro Continente è già stata legalizzata anche in Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Austria, Germania, Svizzera e Francia.
E, negli altri Stati, c’è sempre e comunque chi mantiene vivo il dibattito, “ribattezzando” il fine-vita in vari modi.
Lo si chiama a volte “morire con dignità”, altre “diritti degli anziani”, altre ancora “assistenza medica alla morte” o “cure di fine-vita”… Ma la sostanza resta tragicamente la stessa.
Solo di tanto in tanto, in un rigurgito di sincerità, c’è chi ammette le vere ragioni di tutta questa propaganda ideologica di morte.
E le vere ragioni sono da una parte l’implosione demografica dell’Occidente, ma soprattutto, dall’altra, l’incapacità di fornire assistenza completa ad una popolazione che invecchia sempre più.
A questo punto e solo a questo punto nelle ragionerie dei vari Stati vecchiaia, patologie e disabilità cominciano a diventare “costi” insostenibili e chi ne sia affetto un “fardello”.
Non si parla più di “assistenza”, bensì della necessità di “tagli alle spese” e talvolta lo si fa anche in modo a dir poco brutale…
Il conservatore Matthew Parris, già membro del Parlamento del Regno Unito, dove si mantenne su posizioni liberal e pro-Lgbt, è più volte intervenuto in merito, in modo alquanto spietato.
Ha scritto su diversi media che anziani e malati capiranno presto come il loro «tempo sia scaduto» ed ha aggiunto: «Presto accetteremo che le vite inutili debbano finire».
Frasi simili non sono solo orribili, sono disumane! Chi è Matthew Parris per decidere quando una vita sia inutile e quando no? Quando abbia un senso e quando no?
Ricordiamo ciò che scrive il Catechismo: «La vita umana è sacra» ed ancora: «Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine» (n. 2258).
Si legge ancora nello stesso articolo: «Nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente».
Qualcuno lo dica a Parris ed a tutti coloro, purtroppo tanti, che la pensano come lui! Per farlo, è necessario mobilitare un vasto consenso popolare a favore della Vita.
Solo Dio è il Signore della Vita!