Madre “surrogata” costretta dai genitori committenti ad abortire
Ma in che mondo di orrori ci troviamo?
Ce lo siamo proprio chiesti, quando abbiamo letto una notizia, che è giunta dagli Stati Uniti: una madre “surrogata” è stata costretta dai genitori committenti ad abortire. E sai perché?
Perché un’ecografia ha rivelato che probabilmente mancavano due dita ad una mano del feto. Un motivo a dir poco banale, dunque.
Anche perché la donna si trovava già al terzo trimestre di gravidanza, era ormai prossima a partorire…
Non c’è stato niente da fare: la coppia aveva preso la propria decisione ed era definitiva. In pratica, una condanna a morte per il piccolo.
La madre “surrogata” lo aveva tenuto per tutti quei mesi in grembo… Non se la sentiva proprio di ucciderlo. Ed ha detto di non volerlo abortire, piuttosto lo avrebbe tenuto con sé.
Immediatamente gli avvocati dei genitori committenti l’hanno, però, minacciata di citarla in giudizio, se avesse persistito nel suo rifiuto.
Le hanno intimato di rinunciare al figlio, perché c’era un contratto scritto e quello andava rispettato. Senza sconti e senza eccezioni. Allucinante!
La maternità “surrogata” è un meccanismo perverso, una forma di violenza istituzionalizzata, di cui tutti, alla fine, sono vittime.
Lo sono le donne, ridotte a semplici “uteri a noleggio”, considerate niente più che una sorta di “macchine da riproduzione”.
Ma lo sono anche i bimbi, che, una volta partoriti, vengono strappati, separati per sempre dalle madri, che li hanno tenuti per nove mesi in grembo.
Ed in alcuni casi, come questo, rischiano addirittura di essere abortiti a forza, scartati anche solo per un’inezia, senza alcuna via di scampo. Per legge.
Noi, in Italia, siamo fortunati. Qui la maternità “surrogata” è considerato reato universale, perseguibile anche se commesso all’estero.
Ma non ovunque è così. Negli Stati Uniti, ad esempio, è una pratica ancora consentita. È in corso una raccolta-firme per chiederne l’abolizione, un’iniziativa che va sostenuta.
Dobbiamo tutti insieme fare massa critica per cambiare le coscienze e muovere i governi di tutto il mondo ad abolire tale pratica, crudele ed aberrante.
Per questo intendiamo promuovere anche qui una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che ci consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Tale operazione però ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, perché la maternità “surrogata” rappresenta di fatto una forma di squallida mercificazione di vite umane.
Le donne vengono sottoposte ad una nuova forma di schiavismo e di sfruttamento: “prestano” il loro utero, senza poi aver più alcuna voce in capitolo sul futuro del piccolo.
Ed i bimbi, che tengono in grembo, sono oggetto di una disumana compravendita con tanto di tariffario, trattativa e contratto firmato!
E, nel caso alla fine non corrispondano ai desideri dei genitori committenti, possono essere tranquillamenti scartati ed ammazzati con l’aborto, imposto per legge! Davvero orribile…
Negli Stati Uniti a denunciare tutto questo vi sono gruppi di attivisti come Olivia Maurel, che ha appena scritto un libro «Where are you, mommy?», da poco disponibile.
In queste pagine non fa delle teorie, non parla di principi astratti, ma di situazioni concrete, quelle che lei stessa ha sperimentato sulla propria pelle.
Olivia è, infatti, nata tramite maternità “surrogata”. Per questo ha giurato guerra ad un meccanismo tanto perverso e disumano, che definisce senza giri di parole «un’atrocità».
«La ragione principale per abolire questa mostruosità – afferma – è il bene del bambino». Ma anche della madre “surrogata”, ci permettiamo di aggiungere.
Il suo appello è stato rilanciato sui social da un altro attivista per i diritti dei bambini, “Billboard Chris” Elston.
Elston ha commentato: «Questa è eugenetica, è omicidio. È un commercio di bambini e, come tale, deve essere criminalizzato». È terribile che non sia già così ovunque.
Ma noi possiamo fare la differenza. Unendo le nostre voci, possiamo rafforzare in tutto il mondo la protesta contro la maternità “surrogata”.
Fermiamo questa nuova forma di schiavismo!