Neocolonialismo Lgbt: l’esempio ci viene dall’Africa
Il buon senso ed il buon esempio ci vengono dall’Africa.
Ti avevamo già detto di come diversi governi di quel Continente – l’Uganda ed il Ghana, ad esempio - avessero varato leggi restrittive nei confronti dell’agenda Lgbt o rafforzato quelle già esistenti.
Bene, in occasione della IV Conferenza parlamentare sulla Sovranità ed i Valori della Famiglia, i delegati di ben 20 dei 54 Stati africani hanno addirittura firmato una Carta in merito.
L’importante assise si è tenuta dal 3 al 5 giugno scorsi presso la Parliament House di Accra, in Ghana, con un obiettivo molto chiaro.
Essa rappresenta infatti lo sforzo di difendere l’identità culturale e la struttura della famiglia tradizionale, opponendosi alle influenze ideologiche estere e riaffermando la sovranità regionale.
In particolare, si intende resistere alle pressioni delle lobby internazionali, decise ad imporre i propri programmi sotto la bandiera ipocrita dei cosiddetti “diritti umani”.
I Paesi africani hanno scoperto che l’unione fa la forza: hanno cioè popolazione e risorse sufficienti per poter costituire un blocco, con il quale porre il veto a qualsiasi agenda indesiderata.
Il ricatto cui parte dell’Occidente aveva tentato di sottomettere l’Africa era veramente bieco, vincolando gli aiuti economici al fatto che si facesse propria una legislazione pro-Lgbt.
La Carta firmata in occasione della IV Conferenza parlamentare sulla Sovranità ed i Valori della Famiglia dimostra la fierezza di un popolo, quello africano, capace di dire “no”!
Non intende soggiacere a questa nuova forma di coercizione e si oppone con dignità al nuovo volto del colonialismo morale e culturale.
Non ne vuol sapere di “salute e diritti sessuali e riproduttivi” – vale a dire aborto, gender, educazione sessuale controversa ed eutanasia -, in contrasto con i suoi principi morali e giuridici.
E guarda che è lo stesso ricatto, che cercano di imporre anche a noi, in Europa! Come? Con la Strategia Lgbtiq+ 2026/2030, seconda fase del progetto «Union of Equality».
Vi si parla (anche qui) di diritti, libertà, sicurezza: ma, dietro queste roboanti parole, si nasconde il tentativo di plasmare l’identità del Vecchio Continente secondo l’ideologia gender.
Promossa dalla Commissione Europea e sostenuta personalmente da Ursula von der Leyen, la strategia amplia un piano, varato già nel 2020.
Intende diffondere la cosiddetta «uguaglianza di genere e orientamento sessuale» in tutti gli Stati membri dell’Unione.
Prevede per questo uno stanziamento di quasi 3,6 miliardi di euro – denaro pubblico, quindi i nostri soldi –, con cui finanziare Ong, campagne mediatiche, programmi educativi e politici.
Tradotto: programmi “inclusivi” nelle scuole, fin dall’infanzia, a favore della fluidità di genere; formazione del personale medico a favore di percorsi di “transizione”, anche per minori.
Intende stravolgere anche il campo del Diritto, col riconoscimento automatico in tutta Europa di atti di nascita legati a pratiche come utero in affitto o procreazione artificiale per “coppie” Lgbt.
Dobbiamo opporci e dire “NO”! Dimostriamo di avere lo stesso coraggio degli Stati africani e rifiutiamoci di sottometterci a questa nuova forma di colonialismo morale, politico e culturale!
Come? È molto semplice! Sottoscrivi subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «NO alla Strategia Lgbtiq+ 2026-2030!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata agli eurodeputati italiani, affinché si oppongano nelle sedi istituzionali a questa deriva, che mina la famiglia naturale, la libertà educativa dei genitori e la verità sulla Persona.
Perché quest’iniziativa abbia forza, però, va sostenuta, promuovendo contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione sui social per arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante. Nulla nasce dal caso. Vedi, anche la scelta della sede per la IV Conferenza parlamentare sulla Sovranità ed i Valori della Famiglia non è stata casuale…
Proprio ad Accra, negli Anni Sessanta, Kwame Nkrumah, primo leader panafricano dell’era post-coloniale, ricoprì la carica di presidente del Ghana e concepì il progetto degli “Stati Uniti d’Africa”.
L’attuale Unione Africana ha ereditato la sua visione di fondo. E la Carta pro-family sottoscritta da una ventina di Stati africani rappresenta un altro passo concreto in quella direzione.
È stata fortemente voluta dall’on. Sarah Opendi, presidente del Forum parlamentare ugandese sulla Famiglia, che ha svolto un grosso lavoro diplomatico per raggiungere questo obiettivo.
Lo scopo è nobile: tutelare i valori culturali e la famiglia tradizionale africana contro il prevalere dei nuovi “diritti umani” internazionali, totalmente inventati e contrastanti con la legge naturale.
Quella Carta mira a difendere la famiglia, i diritti dei genitori e l’identità spirituale e culturale del Continente dalle incursioni degli ideologismi occidentali ed europei, in particolare.
L’Europa è nella stessa situazione e deve dunque fare altrettanto, prendendo spunto dall’esempio di questi 20 Paesi africani, nonché dal testo che hanno sottoscritto.
Non possiamo sottostare al ricatto che un nuovo colonialismo morale, politico e culturale cerca di imporci, non possiamo soggiacere ai diktat Lgbt nella Scuola, nella Sanità, nel Diritto!
Sulla Famiglia non si transige!