NO al suicidio di Stato! La Sicilia non cada nella trappola della cultura della morte

NO al suicidio di Stato! La Sicilia non cada nella trappola della cultura della morte

Stiamo assistendo a un vero e proprio attacco alla sacralità della vita, promosso da chi, anziché combattere la sofferenza con più cure e più sostegno, propone la soluzione più sbrigativa e atroce: la morte come risposta alla sofferenza.

Pochi mesi fa, la Toscana ha approvato una legge incostituzionale che apre le porte all'eutanasia di Stato, e ora il copione si ripete in Sicilia, con un disegno di legge targato Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, redatto con il supporto delle lobby pro-eutanasia. 

Già nella Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana si è discusso di come questo provvedimento, seguendo l’esempio della Toscana, mirerebbe a garantire a tutti il "diritto" di porre fine alla propria vita con l’assistenza di una struttura sanitaria pubblica. 

Ma vogliamo davvero uno Stato che offre la morte anziché le cure?

Cosa prevede il disegno di legge?

Il testo stabilisce una serie di criteri e procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito, tra cui:

-    Requisiti per la richiesta: la persona deve essere affetta da una malattia irreversibile che provoca sofferenze ritenute insopportabili, essere dipendente da trattamenti di sostegno vitale e avere piena capacità di intendere e volere.

-    Comitato di valutazione: viene istituita una Commissione sanitaria regionale, incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti e di approvare o respingere la richiesta del paziente.

-    Coinvolgimento della sanità pubblica: se la richiesta viene approvata, il Servizio Sanitario Regionale deve fornire il farmaco letale e garantire la presenza di personale medico durante la procedura.

Il testo cerca di aggirare le restrizioni nazionali sulla materia appellandosi alla sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato non punibile l’aiuto al suicidio solo in determinati casi. 

Non esiste un diritto a morire!

Nessuna sentenza della Corte Costituzionale ha mai imposto alle istituzioni di agevolare il suicidio! 

La Corte si è limitata a stabilire che, in casi eccezionali, alcune condotte possono non essere punibili, ma da qui a trasformare lo Stato in un complice attivo della morte c’è un abisso inaccettabile.

Le Regioni non hanno alcuna competenza per legiferare in questa materia, eppure si stanno arrogando il potere di decidere chi può vivere e chi può morire, stravolgendo la missione stessa della sanità pubblica.

Insieme, dobbiamo opporci a un sistema che, anziché difendere chi è in difficoltà, rischia di abbandonarlo, lasciandolo solo a fronteggiare un dolore insostenibile.

Per questo, se non l'hai ancora fatto, ti invitiamo a firmare subito la petizione rivolta al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché il Governo blocchi immediatamente questa legge ingiusta e pericolosa e promuova politiche che valorizzino la vita e la dignità di ogni persona.  

Non è solo una firma. È una presa di posizione! È dire ad alta voce che nessuna vita fragile è una vita di scarto.

Dove sono le cure, dove sono le alternative?

Parlano di libertà, ma in realtà impongono una cultura dello scarto, dove chi soffre non trova più una mano tesa, ma una porta chiusa. Il vero problema è un altro: la sanità pubblica è al collasso!

•    Gli hospice sono pochi e sottofinanziati.
•    L’assistenza domiciliare è insufficiente.
•    Il personale medico e infermieristico non è adeguatamente formato.
•    Le famiglie dei malati sono lasciate sole nel loro dolore.

Eppure, invece di investire in cure palliative, in sostegno psicologico, in aiuti concreti, si sceglie la scorciatoia più crudele: la morte come soluzione.

Ma chi si fa portavoce di questa battaglia omette di dire che il "suicidio assistito" diventerà presto una strada obbligata per chi si sente un peso. Dove sarà la vera libertà per chi non riceverà più alternative?

Il Governo intervenga subito!

Chiediamo con forza che il Governo impugni davanti alla Corte Costituzionale queste leggi illegittime e pericolose. Non possiamo permettere che l’Italia diventi il Paese della morte su prescrizione!

Non si può costruire una società civile sulla rassegnazione e sull’abbandono. La risposta alla sofferenza non è eliminare chi soffre, ma prendersene cura fino alla fine, con amore e con dignità.

Non possiamo restare a guardare mentre la cultura della morte prende piede. Se non ci opponiamo oggi, domani sarà troppo tardi. Il tempo di agire è ADESSO!

Ti invitiamo quindi, se non l'hai ancora fatto, a firmare subito la petizione indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per rivolgerle un appello forte e chiaro: questa legge deve essere assolutamente fermata! Alziamo la voce, facciamoci sentire!

Inoltre, vogliamo incrementare la nostra grande campagna di sensibilizzazione su Facebook per informare il maggior numero di persone della pericolosa deriva a cui stiamo andando incontro.

Più soldi riusciamo ad investire nella campagna, maggiore e più forte sarà la portata della nostra petizione, più alto il nostro grido.

Per questo, abbiamo assolutamente bisogno del tuo aiuto, per poter attuare quest’offensiva mediatica nel migliore dei modi. Contiamo su di te!

Diciamo NO alla cultura della morte! Diciamo SÌ alla vita, sempre!

 

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