Per l’antilingua difendere la Vita è un “crimine contro l’umanità”!
Chi di antilingua ferisce, di antilingua perisce.
È questo il titolo di un articolo, apparso lo scorso giugno sulla rivista de Il Mulino, che certo non è imputabile di particolari simpatie “conservatrici”.
Ebbene, proprio l’antilingua è apparsa alle Nazioni Unite; qui il Consiglio dei Diritti Umani ha recentemente adottato una risoluzione, con cui ha introdotto il concetto di «violenza riproduttiva».
Bene, no? Nella casistica vengono inclusi, infatti, anche la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto forzati, quindi dovrebbe essere un passo avanti verso la Vita…
Purtroppo non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Ed un campanello d’allarme dovrebbe suonare già per l’entusiasmo delle lobby pro-choice dopo questa risoluzione.
Sigle tristemente note come International Planned Parenthood Federation hanno esultato dopo l’adozione del testo. Perché?
Secondo la dottoressa Rebecca Oas di C-Fam-Centro per la Famiglia ed i Diritti Umani di New York, quello che si cerca di equiparare è «il rifiuto dell’aborto con l’aborto forzato».
Il che è un male. Perché, se l’aborto forzato è già di per sé universalmente stigmatizzato e punito, il rifiuto dell’aborto viceversa non viene condannato, tutt’altro, in quanto promuove la Vita.
Porli sullo stesso piano, invece, pretende di farci credere che rifiutarsi di abortire costituisca una «violenza riproduttiva» da censurare e perseguire.
Ciò a cui si mira è rendere la condanna a morte del proprio figlio in grembo un “diritto”, inserirlo in un circuito di apparente “legalità”, altrimenti impensabile.
Del termine «violenza riproduttiva», insomma, ci si vuol servire per reintrodurre dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, rendendo accettabile l’inaccettabile.
Capisci, allora, come il pericolo che si corre con quella risoluzione sia enorme? Ecco perché i paladini dell’aborto purchessia hanno tanto gioito!
Dobbiamo fermarli! Non si può equiparare chi cerchi in ogni modo di fermare un aborto, offrendo magari aiuti economici e sostegni, con chi invece costringa a farlo.
Muoviamoci subito contro l’antilingua! Come? Innanzi tutto, blindando, almeno in Europa, la tutela del nascituro.
Per questo ti chiediamo di firmare subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «No all’aborto tra i diritti fondamentali dell’UE!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
Dobbiamo contrastare l’offensiva scagliata dalle Nazioni Unite con una forte e convinta controrivoluzione europea a favore della Vita!
Allo stesso tempo possiamo fare di più. Possiamo smascherare il tentativo posto in essere dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU e far sapere a tutti quel che sta realmente accadendo.
Per questo è necessario promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione però ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È importante, perché, vedi, è da tempo che nelle sedi internazionali le forze abortiste stanno provando a fare questo giochetto.
Il termine «violenza riproduttiva» è apparso per la prima volta in un rapporto dell’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione.
Qui indicava, più chiaramente, «leggi, politiche, pratiche istituzionali e norme sociali e di genere, che limitano la libertà di scelta, negano il consenso o impongono esiti riproduttivi».
In questa definizione sono state fatte rientrare tutte, dicasi tutte le norme pro-life, in qualsiasi Stato fossero varate. È orribile…
Ebbene, la dottoressa Rebecca Oas di C-Fam avverte che la «violenza riproduttiva» potrebbe essere inclusa in una prossima convenzione sui crimini contro l’umanità.
Hai capito bene… Difendere la Vita ed il nascituro diventerebbe un “crimine contro l’umanità”, «gravidanza forzata» compresa! Ecco dove vogliono arrivare le lobby pro-choice…
Non possiamo permetterlo! Dobbiamo fermare questo disumano tentativo!
Difendere la Vita non è mai violenza, è amore.