Vergogna! Amnesty si è schierata di nuovo contro vita e famiglia
Sei pro-life, pro-family e contro l’ideologia gender? Allora sei «anti-diritti»!
L’allucinante accusa è contenuta nell’altrettanto allucinante rapporto «A growing threat: the anti-rights movement in the UK», diffuso da Amnesty International nel Regno Unito.
Il dossier è stato prontamente ritirato, dopo la bufera di critiche ricevute dall’Ong. Ma quanto sostenuto in quelle pagine era e resta assolutamente grave!
Nella “black list” di Amnesty sono finite, in pratica, oltre cento organizzazione britanniche. E sai perché? È molto semplice…
La loro “colpa” è quella di opporsi all’aborto, alla dittatura Lgbt e di sostenere il matrimonio naturale tra uomo e donna, benché sia esattamente quanto è scritto nelle Scritture e nel Catechismo.
Così la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, le realtà pro-life e quelle che promuovono la terapia di conversione, sigle e media cattolici tradizionali sono finiti tutti nel girone dei “cattivi”.
Ma nel calderone è stata inclusa anche la Labour Women’s Declaration, un gruppo femminista, che, pur essendo di Sinistra, si oppone all’agenda transgender.
Secondo Amnesty, opporsi ai “diritti riproduttivi” delle donne ed alla galassia Lgbt significa assumere posizioni esecrabili, inaccettabili.
E suggerisce addirittura nel suo dossier di far perdere a tali realtà lo status di “organizzazione caritativa” o “ente di beneficenza”, riconosciuto dalle autorità britanniche. Sconcertante!
Noi troviamo che tutto questo sia inammissibile! Se non solleviamo subito una forte protesta e restiamo indifferenti a tutto questo, vuol dire che ci sta bene questa brutta aria di regime, che da tempo soffia.
Per questo, ti chiediamo di unirti a noi e di firmare subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Difendiamo i principi non negoziabili!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché, forte del consenso di cui gode, si impegni sulla scena internazionale per promuovere vita, famiglia e libertà educativa.
Sarebbe bello se proprio dall’Italia partisse una nuova ondata di buon senso, in grado di diffondersi anche in Europa e nel mondo.
Perché questo accada, però, occorre promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Ma hanno un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Vedi, la Conferenza episcopale britannica ha risposto alle assurde accuse di Amnesty, dicendo di difendere solo «i diritti concessi da Dio a tutta l’umanità, senza eccezioni». E non altro.
Si ha diritto alla vita, dal concepimento sino alla morte naturale. Si ha diritto anche ad avere una famiglia naturale.
Ma non si ha alcun diritto di abortire, di “cambiare” sesso e nemmeno di praticare l’omosessualità. Non sta scritto da nessuna parte.
Oltre tutto, vietare le “terapie di conversione”, come vorrebbe l’Ong nel suo dossier, significherebbe impedire di curare e di essere curati, il che non va bene.
I Vescovi hanno ribadito anche il proprio impegno a favore della libertà religiosa, di coscienza e di espressione, esattamente ciò che viceversa Amnesty oggi sembra voler rinnegare e tradire.
Non crediamo che quella su cui Amnesty è scivolata sia stata la classica “buccia di banana”: è qualcosa di più serio e di più profondo.
Da diversi anni ormai l’attivismo pro-aborto e pro-gender ha iniziato a radicalizzarsi ed ha cercato di imporre le proprie opinioni come se fossero assiomi incontestabili ed indiscutibili.
Si è assistito, insomma, ad una svolta integralista, che vede “diritti” dove non ci sono e pretende sanzioni contro chiunque difenda vita e famiglia.
Tutto questo ha un nome: ideologia. Certo, alla fine, sommersa dalle critiche, Amnesty ha ritirato l’assurdo rapporto, dicendo di averlo pubblicato senza aver seguito le consuete procedure interne.
Ma, si noti, non ne ha rinnegato il contenuto, da cui non ha preso affatto le distanze. Il che rappresenta un gran brutto segnale.
Non possiamo andare avanti così! Queste continue aggressioni ideologiche vanno fermate, prima che sia troppo tardi!
Difendiamo vita e famiglia!