Aborto chimico, emergono dati shock. Medici pro vita scrivono alla FDA!
Continuano a raccontarci che l’aborto chimico sia una conquista, una soluzione “moderna”, quasi indolore.
Ma dietro questa narrazione rassicurante si nasconde una realtà molto diversa.
L’aborto chimico non è una scorciatoia sicura: è un percorso ad alto rischio che espone la donna a complicazioni gravi, dolore fisico intenso e un profondo trauma emotivo, spesso vissuto in completa solitudine.
I dati più recenti provenienti dagli Stati Uniti parlano chiaro e non possono più essere ignorati!
Cinque importanti associazioni di medici pro-life hanno chiesto formalmente alla FDA (Food and Drug Administration) di non rinviare ulteriormente l’indagine sulla sicurezza del mifepristone, la pillola alla base dell’aborto chimico.
Perché? Perché l’analisi delle richieste di rimborso assicurativo di 330 milioni di pazienti, tra il 2017 e il 2023, ha rivelato che oltre il 10,9% delle donne ha riportato complicazioni gravi entro 45 giorni dall’assunzione.
Infezioni serie, emorragie abbondanti, interventi chirurgici d’urgenza, aborti incompleti e perfino gravidanze extrauterine non diagnosticate.
Un numero sconvolgente, soprattutto se confrontato con la percentuale inferiore allo 0,5% che viene abitualmente diffusa dai promotori dell’aborto chimico.
Una discrepanza enorme, che suggerisce come il rischio reale sia fino a 22 volte superiore a quanto dichiarato pubblicamente.
E non si tratta di un errore statistico, ma del risultato di un sistema che minimizza, nasconde e riclassifica le complicazioni pur di difendere una pratica ideologica.
Molte donne, infatti, vengono invitate a dichiarare un aborto spontaneo quando si recano in ospedale per le complicazioni, rendendo impossibile una corretta raccolta dei dati.
Altre volte, eventi gravissimi vengono etichettati come “effetti minori”: perforazioni uterine, emorragie che richiedono trasfusioni, infezioni che mettono a rischio la fertilità futura.
Tutto questo contribuisce a creare una illusione di sicurezza che non corrisponde alla realtà.
Di fronte a questi dati e ad una narrazione che continua a negare l’evidenza, non è più tempo di restare spettatori!
Per questo, se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo a sottoscrivere subito la petizione “Fermiamo l’aborto chimico!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.
Firmare questa petizione significa chiedere verità, trasparenza e responsabilità. Significa dire chiaramente che la salute delle donne non può essere sacrificata sull’altare dell’ideologia.
Ma firmare, da solo, non basta! Perché i dati che emergono, le storie ignorate e le conseguenze taciute dell’aborto chimico continuano a restare fuori dal dibattito pubblico.
Per questo, accanto alla firma, ti chiediamo di sostenere, con una donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social.
Ogni contributo, anche piccolo, ci permette di portare alla luce le gravi conseguenze che questa pratica comporta, soprattutto per le donne che ne pagano il prezzo più alto.
A peggiorare ulteriormente la situazione è il progressivo smantellamento delle misure di tutela. Dal 2016, la FDA non richiede più la segnalazione obbligatoria delle complicazioni, se non nei casi di morte della madre.
Eppure, i dati ufficiali parlano di 36 donne decedute dopo l’assunzione del mifepristone tra il 2000 e il 2024. Un numero che non tiene conto delle morti indirette e delle conseguenze a lungo termine.
Durante la pandemia, inoltre, si è arrivati a permettere la spedizione per posta della pillola abortiva, senza visita medica, senza ecografia, senza assistenza continua.
La donna viene così lasciata sola, ad affrontare dolore, sangue e paura tra le mura di casa, senza alcuna reale tutela.
E allora la domanda è inevitabile: dov’è la cura per la donna? Dov’è la tanto sbandierata attenzione alla sua salute?
La verità è che lo slogan dell’“aborto sicuro” regge solo finché serve a rimuovere ostacoli legali. Quando si tratta di proteggere davvero le donne, viene rapidamente abbandonato.
Una società che accetta tutto questo finisce inevitabilmente per banalizzare ogni forma di vita, iniziando dai più piccoli e arrivando, passo dopo passo, anche agli adulti più fragili.
Il silenzio protegge solo chi trae vantaggio da questa pratica. La verità, invece, può salvare vite!