Embrione sbagliato a Napoli: può una bambina diventare una «nascita indesiderata»?

Embrione sbagliato a Napoli: può una bambina diventare una «nascita indesiderata»?

Una bambina nata nel 2025 dopo una fecondazione in vitro all'ospedale San Paolo di Napoli non è biologicamente figlia dei suoi genitori: la madre ha portato in grembo l'embrione di un'altra coppia. Lo ha rivelato l'esame del Dna. Ora i due, assistiti dall'avvocato Francesco Petruzzi, chiedono 540mila euro all'Asl Napoli 1 Centro e alla direzione sanitaria dell'ospedale, come riporta un articolo firmato da Dario Sautto.

UN GRUPPO SANGUIGNO, POI IL DNA

La coppia si era rivolta al Centro di Medicina della Riproduzione del San Paolo. Il primo segnale è stato il gruppo sanguigno della bambina, diverso dal loro. Poi l'esame genetico ha dato il verdetto: nessun legame biologico.

L'atto di diffida e messa in mora è stato inviato via Pec. Vi è allegata la relazione del consulente di parte, il medico legale Luca Scognamiglio, che elenca le voci di danno: il danno biologico permanente di natura psichica; la lesione dell'autodeterminazione procreativa e la «nascita indesiderata»; la compromissione degli embrioni propri; il «danno da ignoranza genetica»; il danno riflesso al primogenito della coppia.

Alla cifra si aggiungono le spese legali e l'eventuale danno psichico futuro dello stesso primogenito.

UNA BAMBINA IN CARNE E OSSA TRA LE VOCI DI DANNO

Un'espressione della perizia va guardata in faccia: «nascita indesiderata». È il linguaggio tecnico del risarcimento, certo. Eppure, nei fatti, finisce per riguardare una bambina in carne e ossa. Per ottenere giustizia, una vita umana deve essere iscritta in un elenco di danni. È il segno di una cultura che ha smarrito il senso del figlio come dono.

Restano poi domande che la cronaca lascia aperte. Che ne è degli embrioni della coppia, di cui si lamenta la «compromissione»? E l'altra coppia, a cui quell'embrione apparteneva? Perché uno scambio sia possibile, gli embrioni di più famiglie devono trovarsi nello stesso laboratorio, catalogati e conservati come pratiche in un archivio.

QUANDO IL CONCEPIMENTO ESCE DALLA FAMIGLIA

La cronaca parla di «errore». Ma è davvero soltanto un errore?

Per sua natura, la famiglia è il luogo in cui le generazioni si legano l'una all'altra. Dai genitori ai figli passano i tratti del volto e del carattere e, soprattutto, un patrimonio di fede, di costumi e di affetti. Pio XII, parlando al Patriziato e alla Nobiltà romana nel gennaio 1941, descriveva l'ereditarietà come una realtà grande e misteriosa, radicata anche nel corpo, perché anima e corpo sono intimamente uniti.

La fecondazione in vitro porta questo passaggio fuori dalla famiglia. Il concepimento non avviene più nell'abbraccio degli sposi, ma in una procedura affidata a mani estranee, tra provette e registri. Così il legame di sangue, che dovrebbe essere la cosa più certa, finisce per dipendere dalla correttezza di un'etichetta. Il «danno da ignoranza genetica» è il nome giuridico di questa ferita.

UN PIANO INCLINATO SENZA PUNTI DI SOSTA

Davanti a casi simili si invocano più controlli e protocolli più severi. Ma il nodo non è soltanto tecnico. Tra il rispetto dell'ordine naturale e la sua violazione non esiste un compromesso capace di reggere: ogni concessione su un principio ne prepara un'altra.

Una volta accettato che la vita possa essere generata fuori dall’unione degli sposi, l'embrione diventa materiale da catalogare e conservare. Il figlio diventa un risultato atteso. E quando il risultato non corrisponde, anche il dolore di una famiglia viene tradotto in una cifra: 540mila euro.

COSA DICE QUESTO CASO ALLE FAMIGLIE

Alle coppie che soffrono per un figlio che non arriva, Napoli ricorda che nessuna procedura può garantire ciò che l'abbraccio degli sposi custodisce per natura: che il figlio nasca da loro. Ai figli nati in provetta lascia una domanda inquietante sulla propria origine. A tutti mostra un diritto che rischia di abituarsi a misurare la vita con il metro del danno.

Eppure c'è una certezza che nessun laboratorio può scambiare. Lo stesso Pio XII insegnava che l'eredità più preziosa non è quella trasmessa dalla generazione materiale, ma quella spirituale, formata giorno dopo giorno nell'ambiente privilegiato della famiglia. L'amore, la fede, l'educazione: questo patrimonio i genitori possono ancora donarlo alla loro bambina.

 

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