Eutanasia: cifre “record” in Belgio e Australia. E l’Italia che fa?

Eutanasia: cifre “record” in Belgio e Australia. E l’Italia che fa?

La morte genera solo morte.

Lo dimostra il Belgio, dove nei giorni scorsi è stato presentato l’ultimo rapporto della Commissione federale di controllo e valutazione dell’eutanasia.

Qui ormai 1 persona su 25 muore a causa dell’iniezione letale. La percentuale è raddoppiata negli ultimi 5 anni, passando dall’1,9% del 2020 al 4% del 2025 sul totale dei decessi.

Nel 2003 i casi furono 235. Nel 2025 sono stati ben 4.487. Ma c’è un altro dato che colpisce tra quelli diffusi nei giorni scorsi.

È l’aumento dei casi di eutanasia nei pazienti, la cui morte naturale non era prevista affatto a breve termine, ovvero nei mesi immediatamente successivi.

Stiamo parlando di una categoria di malati non dilaniati da atroci tormenti, non provati da invincibili sofferenze, né tanto meno all’ultimo stadio di patologie incurabili.

Rientrano in questo computo quanti, ad esempio, erano affetti da depressione, da disturbo da stress post-traumatico o da cecità. Che bisogno c’era di ammazzarli?

Ebbene, nel 2025 sono stati registrati ben 1.117 casi di eutanasia di questo tipo pari al 25% del totale ed al 259% in più rispetto al 2020.

Per non parlare dei 77 pazienti affetti da demenza (+250% rispetto al 2018) e dei 74 malati psichiatrici (+118% rispetto al 2018), certamente curabili.

Il dossier della Commissione belga enumera 532 casi di persone, che avrebbero fatto richiesta semplicemente perché dichiaratesi “stanche di vivere”.

15 pazienti sono deceduti in virtù del loro testamento biologico, ma non erano in grado di dare il proprio consenso al momento dell’esecuzione.

E per la prima volta sono state registrate 13 coppie, che hanno ricevuto l’iniezione letale nello stesso istante.

Il Belgio è stato il secondo Paese al mondo a legalizzare l’eutanasia nel 2002, vale a dire subito dopo i Paesi Bassi.

Ed ormai anche qui tale pratica pare diventata una sorta di giostra, cui possa accedere chiunque intenda farla finita per noia o chiunque rappresenti un costo per la Sanità pubblica.

Ben presto ci si accorge come l’alternativa che viene proposta ed, in qualche modo, caldeggiata all’insorgere dei primi sintomi non sia più la cura, ma la morte.

Così si calpesta completamente la dignità umana del malato, che non è un rifiuto di cui sbarazzarsi, ma una persona di cui occuparsi.

Ed attenzione, perché l’Italia sta imboccando la stessa, tragica strada intrapresa dal Belgio! Da noi già 5 regioni hanno approvato il suicidio assistito, tutte su input della galassia radicale.

Ed il governo inizia a latitare, è diventato attendista: ancora non ha impugnato, ad esempio, la legge varata dal Veneto. Sembra perplesso, sta prendendo e perdendo tempo…

Dobbiamo dargli la sveglia! Come? Firma subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Fermiamo la cultura della morte!», promossa da Generazione Voglio Vivere.

È indirizzata proprio al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché blocchi immediatamente la deriva etica rappresentata da eutanasia e suicidio assistito.

Affinché quest’iniziativa abbia successo, dobbiamo però sostenerla anche con una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.

Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!

È molto importante, poiché quest’ideologia di morte, dove riesce ad attecchire, tende ad estendersi progressivamente, a macchia, coinvolgendo fasce di popolazione sempre più ampie.

Oltre al Belgio, è il caso dell’Australia, ad esempio: qui, nello Stato del Queensland, nell’anno fiscale 2025/2026 sono morte ben 836 persone, il 57,14% in più di due anni fa.

Le persone decedute avevano tutte un’età compresa tra i 18 (!) ed i 103 anni e solo il 77% di loro aveva patologie oncologiche.

Lo ha rivelato il rapporto annuale dell’organismo di controllo, il Voluntary Assisted Dying Review Board, che, a fronte di queste cifre, ha chiesto una revisione dei requisiti di accesso all’eutanasia.

Ha deciso che sia ora di fare marcia indietro. È chiaro come le normative varate in molti, troppi Stati non abbiano diminuito, bensì aumentato il far west etico, creando più problemi che risposte.

È ora di dire basta! Dobbiamo impedire con tutte le nostre forze che l’Italia si allinei a questo disastro morale, varando l’ennesima “legge patibolo”.

Difendiamo la Vita!

 

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