La guida gender dei pediatri non è stata ritirata: ora Schillaci deve intervenire
Per qualche giorno qualcuno ha potuto pensare che la controversia fosse ormai chiusa.
L’Istituto Superiore di Sanità ha preso le distanze dalle notizie che attribuivano alla sua sede una futura presentazione della guida, chiarendo che il programma del congresso del 5 novembre non prevede alcuna sessione dedicata a “Oltre lo sguardo”.
Eppure la realtà è un’altra: la guida della Società Italiana di Pediatria non è stata ritirata, non è stata sospesa e continua a essere diffusa attraverso i canali ufficiali della medesima.
Anzi, il 15 luglio la stessa SIP ha pubblicato un nuovo articolo che ne riafferma apertamente l’impostazione.
Per questo la battaglia non è finita.
UNA GUIDA CHE PORTA L’AFFERMAZIONE DI GENERE NELLA PEDIATRIA
La guida è stata presentata ufficialmente il 15 giugno 2026 dalla Società Italiana di Pediatria – SIP e dall’Associazione Culturale Pediatri – ACP.
Il suo titolo completo è Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente.
Non si tratta di una linea guida ministeriale né di un protocollo farmacologico obbligatorio. È però un manuale operativo rivolto espressamente ai pediatri, con indicazioni sul linguaggio, sulla modulistica, sull’organizzazione dell’ambulatorio e sul modo di accompagnare bambini e famiglie.
Il problema emerge chiaramente leggendo il testo integrale della guida.
Per i bambini in età prepuberale il documento propone di sostenere quella che definisce “affermazione sociale”: l’adozione del nome e dei pronomi scelti, il cambiamento dell’abbigliamento e il riconoscimento pubblico di un’identità di genere diversa dal sesso biologico.
La guida sostiene che questo percorso sarebbe reversibile e privo di implicazioni mediche. Ma è proprio su questa presunta neutralità che si concentra una parte importante della contestazione: davvero cambiare il nome, il ruolo sociale e il modo in cui un bambino viene riconosciuto dalla famiglia, dalla scuola e dal medico non produce conseguenze sul suo sviluppo?
IL CASO DI “ANNA”, SEGUITO A PARTIRE DAI TRE ANNI
Il caso che ha suscitato maggiore allarme è quello di un bambino registrato con il nome di Alan.
Secondo il racconto contenuto nella guida, durante un bilancio di salute all’età di tre anni i genitori riferiscono al pediatra una progressiva identificazione femminile. Il bambino chiede di essere chiamato Anna e la famiglia accoglie la richiesta.
Il pediatra fornisce riferimenti di centri specialistici, associazioni e materiali informativi. Successivamente, al momento dell’ingresso nella scuola primaria, viene attivata una carriera alias per il nome, il grembiule e l’utilizzo dei bagni scolastici.
È importante ricostruire correttamente la sequenza: la carriera alias non viene attivata a tre anni, ma il percorso di identificazione e affermazione sociale descritto dalla guida comincia a quell’età e viene poi consolidato nel contesto scolastico.
È davvero questo il compito del pediatra?
Oppure davanti a un bambino così piccolo sarebbero necessari soprattutto tempo, prudenza, ascolto e un accompagnamento psicologico capace di non trasformare comportamenti, preferenze e domande infantili in un’identità già definita?
L’ISS CHIARISCE: LA GUIDA NON SARÀ PRESENTATA NELLA SUA SEDE
Dopo le proteste, l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un chiarimento ufficiale.
L’ISS ha precisato che nel congresso dell’Associazione Culturale Pediatri previsto per il 5 novembre presso la propria sede non è programmata alcuna presentazione della guida. Il programma preliminare dell’evento riguarderebbe infatti la salute del bambino nei primi mille giorni di vita.
La precisazione è importante perché impedisce che l’iniziativa venga presentata come se avesse ricevuto una legittimazione istituzionale da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.
Ma bisogna essere chiari: l’ISS non ha ordinato il ritiro della guida e non ha pubblicato una valutazione scientifica completa dei suoi contenuti.
Il problema, dunque, resta aperto.
LA GARANTE: «IMPENSABILE UNA TRANSIZIONE SOCIALE A TRE ANNI»
Il 13 luglio è intervenuta anche Marina Terragni, titolare dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.
La sua presa di posizione ha un titolo inequivocabile: «Impensabile una transizione sociale a tre anni».
Terragni ha contestato l’impostazione affermativa del documento e ha richiamato l’attenzione sul cambiamento avvenuto negli ultimi anni in diversi Paesi, dove le autorità sanitarie hanno scelto maggiore prudenza nei percorsi rivolti ai minori con disagio legato al sesso.
La Garante ha ricordato il principio del “diritto del minore a un futuro aperto”, chiedendo che ogni scelta capace di consolidare un’identità nel bambino venga valutata con particolare cautela, attraverso un approccio esplorativo, multidisciplinare e individualizzato.
Ha quindi auspicato l’apertura, anche in Italia, di un ampio dibattito scientifico presieduto dalle massime istituzioni sanitarie e realmente orientato al superiore interesse del minore.
LA SIP NON FA MARCIA INDIETRO
Di fronte a queste contestazioni, la Società Italiana di Pediatria e l’Associazione Culturale Pediatri non hanno annunciato il ritiro del documento.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, i pediatri hanno respinto le accuse parlando di “strumentalizzazioni” e hanno annunciato di essere al lavoro su una risposta tecnica punto per punto.
Una delle autrici ha inoltre precisato che l’opuscolo non sarebbe una linea guida per prescrivere ormoni, ma uno strumento destinato ad accogliere e indirizzare bambini e famiglie.
La precisazione, però, non elimina il cuore della controversia. Le critiche non riguardano soltanto farmaci o interventi medici, ma anche il significato e le possibili conseguenze dell’affermazione sociale precoce.
Soprattutto, il 15 luglio la SIP ha pubblicato un nuovo approfondimento dal titolo “Oltre lo sguardo: la pediatria del futuro nasce dall’accoglienza e dalla competenza”.
Non si tratta formalmente di una risposta alle polemiche, ma il contenuto mostra chiaramente che la SIP non intende prendere le distanze dal documento.
L’articolo ribadisce infatti la necessità di un intervento precoce attraverso un approccio definito “affermativo, empatico e aggiornato”, sostenendo che esso possa cambiare e salvare delle vite. La guida viene ancora presentata come uno strumento dotato di precisione scientifica e continua a essere resa disponibile sui canali ufficiali di SIP e ACP.
LA VICENDA NON È CONCLUSA
I fatti, quindi, sono chiari.
La guida è ancora online.
La SIP continua a promuoverla.
L’Istituto Superiore di Sanità ha escluso che venga presentata nel congresso del 5 novembre, ma non ne ha disposto il ritiro.
La Garante per l’infanzia ha chiesto prudenza e un dibattito scientifico nazionale.
I pediatri stanno preparando una risposta alle contestazioni.
Non c’è stata alcuna decisione capace di chiudere la vicenda o di garantire una verifica indipendente del documento.
Per questo sarebbe un grave errore abbassare la guardia proprio adesso.
FIRMA LA PETIZIONE: CHIEDIAMO L’INTERVENTO DEL MINISTRO SCHILLACI
Generazione Voglio Vivere ha lanciato una petizione indirizzata al ministro della Salute Orazio Schillaci.
Chiediamo che venga promossa una verifica indipendente della guida, che ne sia sospesa la diffusione negli ambulatori pediatrici durante la valutazione, che sia tutelato il ruolo primario dei genitori e che la pediatria resti un luogo di cura e prudenza.
La petizione ha già raccolto più di 1.300 adesioni, ma per ottenere una risposta concreta è necessario far sentire una voce ancora più forte.
I bambini non possono diventare il terreno di sperimentazione di nuove teorie culturali.
Hanno diritto al tempo, alla prudenza, alla protezione della famiglia e a cure fondate su evidenze scientifiche solide.
👉 FIRMA ORA LA PETIZIONE: FERMIAMO IL GENDER NEGLI AMBULATORI PEDIATRICI
E dopo aver firmato, condividila con parenti, amici e conoscenti.
La vicenda non è conclusa. È questo il momento di intervenire.