Manifesto SOS Vita rimosso: il mondo pro-life verso azioni legali?
Chi sperava che il silenzio calasse sulla vicenda del manifesto pro-life rimosso, è servito.
Il dottor Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la Vita di Cremona (l’associazione che aveva regolarmente acquistato per sei anni lo spazio per l’affissione), ha rilanciato con una Pec.
L’ha spedita all’Ipas, la società che ha in appalto dal Comune la concessione e la gestione degli spazi pubblicitari, e, per conoscenza, anche alla società Arriva ed al Sindaco di Cremona.
La richiesta contenuta nella missiva è una sola, chiara, diretta: rimettere quella locandina al suo posto, esattamente dov’era ovvero nei pressi dell’Ospedale Maggiore.
Tutta la faccenda è nata male e si è sviluppata peggio, «confusa nella ricostruzione e nelle responsabilità», scrive Emiliani.
Perché se davvero il provvedimento del primo cittadino, Andrea Virgilio, non fosse stato un atto amministrativo autoritativo, come si sarebbe giunti alla rimozione?
«Troppo vago e soggettivo il riferimento all’art. 6 delle norme contrattuali – continua Emiliani – quale violazione o turbativa v’è stata?».
In assenza di risposte, la censura del manifesto SOS Vita risulta un atto arbitrario ed ingiustificato nei confronti di un messaggio di aiuto ed «incoraggiamento alla maternità».
Il presidente del Movimento per la Vita confida che il Sindaco, Andrea Virgilio, faccia «ammenda dell’inqualificabile soggezione dimostrata» verso chi ha richiesto il suo intervento.
Si tratta, val la pena ricordarlo, di tale Federica di Martino di Salerno. Per capire meglio chi sia, basti dire che ha sottotitolato il proprio profilo Instagram «Nostra signora degli aborti»…
E poi l’affondo di Emiliani, che promette nella Pec: il mondo pro-life cremonese «saprà far valere le proprie ragioni nelle sedi opportune», senza escludere il ricorso a vie legali.
E conclude, invitando il primo cittadino a scusarsi con tutti coloro, «che credono nella libertà di pensiero e di espressione ed osano sperare in un Sindaco all’altezza del suo ruolo istituzionale».
Per ora, secondo la stampa locale, Virgilio avrebbe sostenuto di aver già detto quanto doveva dire. Ma fino a quando potrà trincerarsi dietro il silenzio?
Fino a quando potrà sfuggire a quanti gli chiedono conto del suo operato? Ricordiamo che lo scorso 20 luglio ha disertato l’invito a comparire in Commissione Vigilanza.
L’opposizione ha parlato di un gravissimo sgarbo istituzionale, l’interessato ha replicato di non voler farsi processare da alcuno.
È giunto però per il primo cittadino il momento di assumersi le proprie responsabilità. Ed è questo che dobbiamo chiedere a gran voce, come cittadini e come cattolici!
Come? Sottoscrivendo subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Basta censura contro la Vita!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata proprio al Sindaco di Cremona, cui chiede una cosa sola: di rimettere quel manifesto pro-life al posto legittimamente occupato.
Perché quest’iniziativa abbia successo, occorre essere in tanti a dirlo: per questo, intendo lanciare contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione.
I social rappresentano il mezzo più veloce ed efficace per arrivare a tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, di cui da soli non possiamo farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, anche perché una situazione, che con un po’ di buona volontà si sarebbe potuto facilmente risolvere, sta viceversa provocando conseguenze a raffica.
La decisione del Sindaco e della maggioranza di non presentarsi in Commissione Vigilanza, facendo mancare il numero legale, non è passata inosservata.
Ha spinto, ad esempio, il Vicepresidente di tale organo di controllo, Maria Vittoria Ceraso, a rassegnare le proprie dimissioni.
Si è sentita «umiliata» dalle diserzioni ed ha sbattuto la porta, ritenendo che ormai la Commissione di Vigilanza sia stata trasformata in «un organismo sterile».
«Sottrarsi al confronto – ha proseguito – significa misconoscere la normale dialettica tra maggioranza ed opposizione».
Di fronte al boicottaggio istituzionale, «non intendo legittimare oltre un organo svuotato della sua reale funzione da un sindaco e da una maggioranza che hanno paura del controllo».
Ed annuncia di voler proseguire le proprie battaglie direttamente in consiglio comunale. Insomma, più la faccenda va avanti, più si complica.
Meglio sarebbe per tutti, ma soprattutto per amore della verità e della vita, che, con un semplice gesto, il Sindaco lasciasse perdere l’ideologia e sistemasse subito la questione.
Può farlo in un modo molto semplice ovvero facendo rimettere il manifesto SOS Vita al proprio posto, dove è sempre stato.
Basta censure contro la Vita!