Massachusetts, figlia sottratta a genitori cattolici: non affermavano l’identità trans

Massachusetts, figlia sottratta a genitori cattolici: non affermavano l’identità trans

Secondo quanto riportato il 15 settembre 2026 da LifeNews.com, una coppia cattolica del Massachusetts si è vista sottrarre la figlia dopo essersi rifiutata di chiamarla con pronomi maschili e di riconoscere l’identità trans assunta dalla ragazza. Sophie, quindicenne al momento dell’allontanamento nel 2024, sarebbe stata coinvolta in una transizione sociale all’Algonquin Regional High School senza che i genitori lo sapessero. Oggi Joseph e Arlene Kutzko lottano per riabbracciarla e fermare il testosterone.

UNA FAMIGLIA ESCLUSA DALLA VITA DELLA FIGLIA

Da quanto si sa, dopo l’allontanamento sarebbe stato emesso un ordine restrittivo permanente e il Department of Children and Families avrebbe interrotto i contatti tra Sophie e i genitori. I Kutzko sostengono inoltre che la figlia sia stata collocata in un dormitorio maschile, privata della possibilità di partecipare alla Messa domenicale e sottoposta alla somministrazione di anticoncezionali e farmaci psichiatrici.

Dal gennaio 2025 la coppia afferma di non aver più potuto parlare con Sophie. La madre ha raccontato di aver chiesto almeno di poterla «abbracciare o baciare», senza ottenere il permesso. Eppure, pochi mesi prima, la ragazza aveva scritto al padre una lettera di compleanno nella quale gli dichiarava il proprio amore «senza fine».

LA SCUOLA E IL SEGRETO DEI COLLOQUI

Joseph Kutzko ha riferito che la figlia sarebbe stata inserita in colloqui con la consulente scolastica Denise Brienze senza che lui e la moglie ne fossero informati o avessero dato il consenso. Ai genitori sarebbe stato detto che Sophie si tratteneva a scuola per ricevere un aiuto supplementare in matematica.

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La famiglia denuncia anche l’esposizione della ragazza a insegnamenti sull’ideologia LGBTQ in contrasto con la concezione cattolica della dignità umana e della creazione dell’uomo e della donna. Il punto non riguarda soltanto ciò che viene insegnato, ma chi abbia il diritto di educare: i genitori, oppure un sistema scolastico capace di coinvolgere segretamente un minore in un percorso identitario e di escludere la famiglia?

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Quando la scuola si trasforma in un’autorità parallela, il rapporto tra genitori e figli viene spezzato proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di ascolto, prudenza e accompagnamento.

QUANDO IL DISSENSO DIVENTA ABUSO

La vicenda mostra inoltre una trasformazione inquietante: il rifiuto dei genitori di utilizzare pronomi maschili sarebbe stato trattato come una forma di abuso, fino a giustificare l’intervento dei servizi sociali e la sottrazione della minore alla famiglia.

Walt Heyer, senior fellow del Family Research Council, ha denunciato il comportamento della scuola con parole durissime: «La scuola ha abusato emotivamente e psicologicamente della bambina, provocando danni per tutta la vita». Al di là dei giudizi personali, il caso pone una domanda decisiva: può diventare abuso il semplice fatto di non accettare una concezione ideologica dell’identità?

DAL RICONOSCIMENTO SOCIALE AGLI INTERVENTI MEDICI

La preoccupazione più immediata dei Kutzko riguarda la possibile somministrazione di testosterone ad alte dosi. Secondo i legali della famiglia, la normativa del Massachusetts potrebbe consentire ai servizi sociali di procedere anche senza il consenso dei genitori, nonostante Sophie sia minorenne.

La difesa teme che il trattamento possa compromettere la fertilità, danneggiare il sistema cardiovascolare e produrre conseguenze irreversibili. Per questo la battaglia giudiziaria ha due obiettivi: riportare la ragazza a casa e impedire che il suo corpo venga sottoposto a decisioni mediche dalle conseguenze permanenti prima che abbia raggiunto la maturità.

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Prendere sul serio il turbamento di un adolescente significa offrirgli ascolto, cura e tempo. Non significa necessariamente assecondare ogni percezione momentanea né recidere il legame con la famiglia. La dignità di Sophie non può essere difesa separandola dai suoi genitori e negando la realtà del suo corpo.

Il caso Kutzko non riguarda soltanto una famiglia del Massachusetts. Riguarda la domanda fondamentale su chi abbia la prima responsabilità di un figlio: i genitori, chiamati a educare e custodire, oppure apparati pubblici che impongono una propria visione antropologica? Secondo l’antropologia cattolica, la persona è unità di corpo e anima. Difendere la libertà educativa significa difendere il bene reale del minore.

 

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