“My Voice My Choice” bocciata: l’Europa dice NO al turismo abortivo. La battaglia però continua!
Il 26 febbraio resterà una data che non dimenticheremo.
La Commissione europea ha respinto l’iniziativa abortista “My Voice My Choice”.
Ha detto NO alla creazione di un nuovo fondo europeo per finanziare l’aborto. Ha detto NO a un nuovo meccanismo giuridico che avrebbe istituzionalizzato un vero e proprio “Erasmus dell’aborto”.
È un fatto. È scritto nero su bianco. E questo è un risultato importante!
Perché l’iniziativa chiedeva esattamente questo: un fondo dedicato, stabile, strutturale, per rimborsare e cofinanziare le interruzioni volontarie di gravidanza anche oltre confine, aggirando le legislazioni nazionali.
Tutto questo non passerà! Nonostante le dichiarazioni trionfalistiche, nonostante la narrazione di una presunta “vittoria”, la realtà è chiara: la richiesta centrale è stata bocciata.
E per questo siamo profondamente soddisfatti.
Perché ogni volta che si ferma un passo verso la trasformazione dell’aborto in un diritto fondamentale europeo, è una vittoria per la verità. È una vittoria per la vita!
Ma non possiamo tacere ciò che resta grave. Gravissimo!
La Commissione, mentre respingeva il nuovo fondo, ha invitato gli Stati membri a utilizzare strumenti già esistenti — Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) 2021-2027 — per finanziare l’aborto, laddove le legislazioni nazionali lo consentano.
Parliamo del principale strumento europeo per occupazione, istruzione e coesione sociale. Un fondo da 142,7 miliardi di euro destinato a sostenere le persone, rafforzare il lavoro e la formazione.
E ora si apre la porta alla possibilità che quelle risorse vengano usate per finanziare la soppressione di una vita nascente. Questo non possiamo accettarlo!
Non possiamo accettare che si normalizzi culturalmente l’idea che interrompere una gravidanza sia un “servizio” da finanziare con soldi pubblici europei.
È proprio in questo momento che la mobilitazione diventa decisiva! Per questo, ti chiediamo, se ancora non l’hai fatto, di firmare subito la petizione “No all’aborto tra i diritti fondamentali dell’Ue!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.
È uno strumento chiaro, forte, diretto per dire che l’aborto non può e non deve essere inserito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
E accanto alla firma, c’è un secondo passo altrettanto fondamentale: sostieni, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social.
Dobbiamo diffondere il messaggio, rompere la narrazione ideologica dominante e raggiungere il maggior numero possibile di persone che, come noi, hanno a cuore la difesa della vita.
Solo così possiamo trasformare una battuta d’arresto per gli abortisti in un vero cambio di rotta culturale.
Ora la responsabilità passa agli Stati membri.
Il Fondo Sociale Europeo Plus è gestito in partenariato: Bruxelles mette le risorse, ma sono i governi nazionali a decidere come impiegarle.
Ecco perché chiediamo con forza al Governo italiano: non utilizzate il FSE+ per finanziare l’aborto, ma utilizzate quelle risorse per aiutare concretamente le donne ad accogliere una nuova vita!
Destinate i fondi a:
- sostegno economico alle madri in difficoltà,
- politiche familiari serie e strutturali,
- servizi di accompagnamento alla maternità,
- aiuti concreti per chi teme di non farcela.
Se davvero vogliamo parlare di diritti sociali, allora parliamo del diritto di una donna a non essere lasciata sola, del diritto di un bambino a nascere, di una società che investe nella vita, non nella sua soppressione.
La Commissione ha fermato un fondo europeo per il turismo abortivo. È vero! Ma la partita non è chiusa. È appena entrata in una fase nuova, più sottile, più politica, più culturale.
La storia si cambia con scelte chiare, con parole forti, con persone che non si voltano dall’altra parte. Noi abbiamo scelto da che parte stare, quella della Vita!