Non imbavagliamo le libertà d’opinione e religiosa!
Vuole impedire la libertà di parola e la libertà religiosa. In funzione anticristiana.
È questo, in sintesi, la «Carta Arcobaleno», approvata dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte d’intesa col Coordinamento Torino Pride (il che già ne indica il taglio fazioso ed ideologico).
Verrà presentata il prossimo 17 maggio, in occasione della “Giornata contro l’omotransfobia”, al Salone del Libro di Torino.
Gli estensori sperano che presto venga adottata così com’è anche dall’Ordine nazionale: ma, se così fosse, ci troveremmo di fronte ad un autentico abuso e ad una grave forma di indottrinamento.
Si tratta, infatti, di un documento gravemente lesivo della deontologia professionale: deforma la realtà, tappa la bocca a qualsiasi critica o dissenso, propina informazioni faziose.
Per un giornalista, che voglia fare onestamente il proprio mestiere, tutto questo è a dir poco umiliante, costringendolo a piegarsi ai diktat della propaganda gender oppure a cambiar lavoro.
Vuoi qualche esempio? La «Carta Arcobaleno» vieta qualsiasi opinione discordante rispetto al mainstream Lgbtqia+, anche se fondata, bollandola come uno “stereotipo”.
Esempio concreto: citare in un articolo la Sacra Scrittura o il Catechismo a proposito dell’omosessualità, senza prenderne le distanze, costituirebbe già una violazione del documento.
È evidente il tentativo d’imporre un bavaglio alla libertà di parola e di opinione, ma soprattutto alla libertà religiosa!
Non solo: le uniche fonti autorizzate a trattare questi temi sarebbero gli stessi attivisti delle comunità Lgbtqia+ e nessun altro. Il che vuol dire imporre un’informazione a senso unico.
Altra pretesa: «contestualizzare senza etichettare» ovvero tacere, nel dare una notizia, tutto quanto possa ledere l’immagine e le rivendicazioni “arcobaleno”, quindi imbavagliare la stampa.
Ancora: vietato citare il nome anagrafico di un individuo trans senza consenso dell’interessato, va rimpiazzato col nome da lui/lei “prescelto”, compresi generi e pronomi correlati.
Altro diktat: le testate giornalistiche dovrebbero curarsi di rimuovere dalle proprie piattaforme o canali social qualsiasi critica all’universo Lgbt, anche se espressa in modo legittimo e rispettoso.
Questa verrebbe, infatti, tacciata d’essere un “commento d’odio o di disinformazione” e come tale da eliminarsi assolutamente.
Ultima assurdità: si pretende che in tutte le redazioni venga individuato una sorta di «Diversity Editor», che indottrini i colleghi e castighi quelli poco “inclusivi”.
Questo meccanismo si chiama censura ed esiste da molto tempo, ma sotto le dittature, non in uno Stato che si pretende libero.
La «Carta Arcobaleno» lede gravemente la libertà d’espressione, che (fatti salvi ovviamente gli abusi) è invece un diritto.
Ciò ch’essa chiede al giornalista è di non raccontare i fatti per quello che sono ma per quello che qualcuno vorrebbe che fossero. In una parola, pretende che si abdichi alla realtà.
Ma soprattutto si tratta di un documento propagandistico assolutamente inutile, poiché esiste già un Codice deontologico per la stampa ed è a tutti chiaro cosa significhi il rispetto di una persona.
Per questo noi non ci stiamo! Diciamo “no” al totalitarismo ideologico! Noi abbiamo il diritto alla libertà d’opinione ed abbiamo il diritto ad avere un’informazione libera!
Blocchiamo subito questo ignobile tentativo! Come? È molto semplice! Basta un click per firmare la petizione «Non imbavagliamo la stampa!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Carlo Bartoli, affinché decida di non adottare la «Carta Arcobaleno» e di bocciare l’iniziativa assunta dall’Ordine del Piemonte.
Questa è una petizione molto importante in difesa della libertà di parola e della libertà religiosa: per questo va fatta conoscere.
Ed è necessario anche sostenerla attraverso una vasta campagna di sensibilizzazione, che intendo promuovere tramite i social.
Solo così potremo raggiungere tante persone in poco tempo. Ma quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È ancor più importante, poiché non si tratta del primo tentativo. Già 13 anni fa l’UNAR-Ufficio Nazionale contro le Discriminazioni Razziali e l’Ordine dei Giornalisti fecero un tentativo simile.
Emanarono delle «Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone Lgbt», che ricalcavano molti dei punti fatti ora propri dalla «Carta Arcobaleno».
In esse si minacciavano sanzioni disciplinari per i trasgressori, in attesa di una legge contro l’omofobia che li sbattesse addirittura in galera.
Insomma, ci stanno riprovando. Il terreno è stato preparato attraverso vari corsi di aggiornamento per giornalisti, corsi promossi da enti formatori esterni ed “orientati” ideologicamente.
Nulla di nuovo sotto il sole… Già nel 2012 l’allora Padre Robert Prevost, oggi papa Leone XIV, denunciò pubblicamente l’ostilità dei media verso il messaggio di salvezza del Vangelo.
Evidenziò come la stampa sponsorizzasse condotte in netto contrasto con la Dottrina cattolica quali aborto, eutanasia ed omosessualità, bollando le voci critiche come “ideologiche”.
Dunque, la «Carta Arcobaleno» rappresenta solo l’ennesimo, reiterato tentativo in ordine di tempo.
È un vero e proprio attentato alla libertà d’opinione, alla libertà di parola ed alla libertà religiosa in funzione anticristiana.
Fermiamo la censura ideologica!