Qualcosa si muove in Europa e negli USA: segnali concreti a difesa dei principi non negoziabili
Eppur qualcosa si muove.
E non è un modo di dire, non è una speranza ingenua a cui aggrapparsi: è un fatto politico concreto, maturato nel luogo dove da anni i principi non negoziabili vengono sistematicamente erosi, ridicolizzati o riscritti secondo l’agenda ideologica dominante.
Al Parlamento europeo, all’interno della Commissione LIBE – uno dei gangli più sensibili e ideologizzati dell’intero sistema UE – si è aperta una breccia reale.
Due emendamenti a firma di Paolo Inselvini, europarlamentare di Fdl e membro del gruppo ECR, sono stati approvati e vanno a sostituire quelli presentati da Alessandro Zan (PD), cancellando i riferimenti espliciti all’ideologia gender dal documento di implementazione della Carta dei Diritti Umani dell’Unione Europea.
E, fatto ancora più rilevante, sono stati respinti gli emendamenti che volevano inserire l’aborto tra i diritti umani fondamentali.
Chi conosce le dinamiche europee sa bene quanto questo risultato fosse tutt’altro che scontato.
I testi di Zan rappresentavano l’ennesimo tentativo di blindare in un documento ufficiale dell’UE una visione ideologica dell’uomo, della sessualità e della vita.
Che quegli emendamenti siano stati sostituiti, e non semplicemente ritoccati, è un segnale politico forte: qualcuno ha avuto il coraggio di dire no.
Non facciamoci illusioni: il documento di base resta profondamente ideologico, carico di riferimenti al mondo LGBT, a una genitorialità sganciata dalla realtà e a una visione dell’essere umano ridotta a costruzione culturale.
E pesa ancora una volta il silenzio – quando non la complicità – di una parte del centrodestra europeo che, pur dichiarandosi cattolica, quando si parla di vita, famiglia e libertà educativa spesso arretra o scompare.
Ma proprio qui sta il punto: fare pressione ed esporsi serve! Perché anche dentro un sistema che sembra impermeabile, la verità può ancora farsi strada.
Questa non è una vittoria definitiva. Ma ogni riferimento all’ideologia gender cancellato, ogni tentativo di trasformare l’aborto in un “diritto umano” respinto, è un passo indietro imposto alla menzogna e un passo avanti per la dignità umana.
Ed è proprio ora che serve il tuo gesto! Se non l’hai ancora fatto, sottoscrivi subito la petizione “Difendiamo i principi non negoziabili!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.
La tua firma è il modo più diretto per dire alle istituzioni europee che non accettiamo decisioni prese nel silenzio, contro la vita e contro la verità.
E vai oltre la firma! Sostieni, con una generosa donazione, la grande campagna di sensibilizzazione online che stiamo portando avanti: oggi la battaglia decisiva non si gioca solo nelle aule parlamentari, ma nello spazio pubblico, sui social, nei messaggi che circolano – o che vengono sistematicamente censurati.
Dobbiamo rompere il muro del silenzio mediatico, spiegare cosa sta davvero accadendo in Europa, smascherare le narrazioni ideologiche e far arrivare questo messaggio a chi non viene mai informato.
Ogni contributo, ogni condivisione è un atto di responsabilità. Se non lo raccontiamo noi, lo racconteranno altri al posto nostro, distorcendolo.
E mentre l’Europa manda segnali timidi ma significativi, dagli Stati Uniti arriva una scelta dirompente, chiara, senza ambiguità.
Con una storica espansione della Mexico City Policy, gli USA hanno deciso di tagliare i finanziamenti – diretti e indiretti – alle organizzazioni che promuovono o praticano l’aborto, che diffondono l’ideologia di genere e che impongono le politiche DEI negli aiuti internazionali.
Parliamo di cifre enormi: circa 30 miliardi di dollari di fondi non militari che non andranno più a sostenere la colonizzazione ideologica dei Paesi più poveri.
Le nuove regole chiudono anche le scappatoie del passato: niente deroghe “umanitarie”, niente eccezioni per agenzie ONU o governi stranieri. Chi riceve fondi statunitensi dovrà smettere di promuovere aborto, gender e politiche di falsa equità.
Il principio è chiaro: il denaro pubblico non può essere usato contro la realtà, contro la vita e contro i più fragili.
Non è un caso che questa svolta sia stata accolta con favore anche dalla Conferenza episcopale statunitense, che ha parlato apertamente di stop alla colonizzazione ideologica e di difesa concreta della dignità umana.
Europa e Stati Uniti dimostrano che resistere è possibile.
Ma nessun cambiamento dura se resta confinato nei documenti ufficiali. Ha bisogno di persone vigili, presenti, consapevoli.
La storia non è chiusa. E oggi, più che mai, può cambiare anche grazie a te!