Quello che si sta decidendo oggi all’ONU riguarda anche te. Ma nessuno te lo sta dicendo!
In questi giorni, si sta svolgendo un appuntamento internazionale di enorme importanza che riguarda direttamente il futuro della nostra società, delle nostre famiglie e dei nostri figli — eppure sta passando quasi completamente sottotraccia.
Infatti, dal 9 al 19 marzo, a New York, si riunisce la 70ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo Stato delle Donne (CSW70). Un evento che può sembrare lontano, tecnico, quasi invisibile. Ma non lo è affatto!
In quella sala si scrivono parole che diventano il linguaggio ufficiale della diplomazia internazionale e che, con il tempo, si trasformano in direttive europee, leggi nazionali e politiche pubbliche.
Quello che viene deciso lì non resta a New York: arriva a Bruxelles, poi a Roma, e infine entra nelle nostre scuole, nei nostri ospedali, nei tribunali e nella vita quotidiana delle famiglie italiane.
E oggi, di fronte a quello che potrebbe accadere alla CSW70, è impossibile non provare una profonda preoccupazione.
Un negoziato che riguarda tutti noi
La Commissione ONU sullo Stato delle Donne è la principale sede internazionale in cui vengono definite le politiche globali sui diritti delle donne.
Ogni anno i governi negoziano un documento finale — le Agreed Conclusions — che, pur non essendo formalmente vincolante, diventa la base su cui si costruiscono politiche e programmi finanziati in tutto il mondo.
E attorno ai tavoli dei negoziati non siedono solo i rappresentanti degli Stati.
Gravitano infatti le lobby trans-femministe e LGBT più potenti e finanziate del mondo, organizzazioni con accesso diretto ai negoziatori e con un obiettivo dichiarato: riscrivere il linguaggio dei diritti internazionali inserendo la promozione dell’aborto e dell’ideologia gender nei documenti ufficiali dell’ONU.
Non è un dettaglio! Perché il linguaggio adottato nelle sedi ONU diventa spesso il punto di partenza per politiche europee, programmi di finanziamento e riforme legislative nazionali.
In altre parole: quello che viene scritto oggi a New York può arrivare domani nella nostra legislazione.
Le pressioni ideologiche già in atto
Il 12 febbraio 2026, come ti abbiamo già detto, il Parlamento Europeo ha approvato una raccomandazione ufficiale che indica all’Unione Europea come comportarsi proprio nei negoziati della CSW70.
E le indicazioni contenute in quel documento sono estremamente chiare!
Si chiede infatti di promuovere:
- il riconoscimento dell’aborto come “diritto umano fondamentale”;
- l’ equiparazione tra persone transgender e donne biologiche;
- finanziamenti privilegiati alle organizzazioni trans-femministe e LGBT;
- l’integrazione dell’ideologia gender in scuola, sanità, giustizia e politiche sociali.
E qui nasce la domanda che molti italiani, come noi, oggi si pongono: l’Italia resterà in silenzio o prenderà posizione?
In questi giorni, mentre i negoziati proseguono a New York, milioni di persone in tutto il mondo non hanno idea di ciò che si sta discutendo.
Ma la storia insegna che il silenzio dell’opinione pubblica è spesso il miglior alleato delle decisioni prese lontano dai cittadini.
Per questo, abbiamo lanciato una grande campagna di sensibilizzazione online, per rompere il silenzio, diffondere il messaggio e raggiungere quante più persone possibile. Ma per farlo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!
I punti più critici del documento ONU
La bozza del documento conclusivo contiene già alcune formulazioni estremamente controverse.
Tra queste spicca il paragrafo 6(u), che chiede agli Stati di garantire accesso alla giustizia per violazioni della “salute sessuale e riproduttiva e dei diritti riproduttivi”.
Nel linguaggio ONU questa espressione viene sempre più spesso interpretata come comprensiva del diritto all’aborto, trasformando un tema eticamente e giuridicamente complesso in una pretesa universale.
Allo stesso tempo, nel testo compare in modo sistematico il concetto di “gender equality”, utilizzato al posto della parità basata sul sesso biologico.
Un cambiamento linguistico che può avere conseguenze concrete nelle politiche dedicate alle donne, aprendo la strada all’inclusione delle persone transgender in ambiti pensati per tutelare le donne biologiche.
Il ruolo dell’Italia nei negoziati
A rappresentare il nostro Paese nei negoziati della CSW70 è l’Ambasciatore Giorgio Marrapodi, nominato rappresentante permanente presso le Nazioni Unite dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani.
È lui che parlerà a nome dell’Italia mentre le lobby più organizzate del mondo cercheranno di orientare il testo finale del documento.
Eppure, tutto questo sta avvenendo senza alcun dibattito pubblico, senza informazione, senza che i cittadini siano davvero consapevoli di cosa si stia decidendo.
Proprio per questo, se pensi che questi temi meritino attenzione, se credi che l’Italia debba difendere con chiarezza la propria posizione nei consessi internazionali, sostieni, con la tua migliore offerta, la nostra vasta campagna di sensibilizzazione online.
Perché le decisioni prese oggi a New York possono cambiare il futuro di tutti noi!