Tre papà, nessuna mamma: un'agenzia offre un «trio» alle donne incinte
Il 1° ottobre un'agenzia di adozioni dell'Illinois, LifeLong Adoptions, ha proposto su Facebook alle donne incinte una nuova «famiglia» per il loro bambino: tre uomini dello Stato di Washington, Adam, Zev e Adam. Lo ha documentato LifeSiteNews. Nel profilo pubblicato sul sito dell'agenzia c'è posto per cinque nonni, zii, cugini, due amici, perfino due gatti. Manca una sola persona, quella di cui un neonato ha più bisogno: la madre.
UNA FOLLA INTORNO ALLA CULLA, MA NON LEI
Il profilo promette al bambino balene da avvistare, traghetti verso nuove isole, escursioni tra montagne e foreste. Alla voce Family Type il sito scrive una sola parola: Throuple, trio. Accanto campeggia un bollino: l'idoneità della casa all'adozione è già stata approvata.
Nella lettera alla futura madre biologica, i tre ammettono che tre papà forse non sono la famiglia che lei immaginava. Più avanti espongono la loro convinzione: «non esiste un solo modo di essere famiglia».
Il lettore rilegga quell'elenco. Una famiglia può contare decine di volti. Ma per un neonato uno solo è insostituibile: quello della madre, il primo in cui scopre che esiste un amore che non si stanca mai. Nessuna folla lo rimpiazza.
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L'agenzia, del resto, si presenta come servizio di adozione aperto al mondo LGBTQ+ e sostiene che coppie, single e famiglie non tradizionali abbiano tutte diritto ad adottare. Del diritto del bambino ad avere una madre e un padre, non una parola. Nicole Solas, che per prima ha segnalato l'annuncio su X, obietta: un trio serve i desideri sessuali degli adulti, non i bisogni di un bambino.
IL NEONATO CHE CERCA LA MAMMA
La madre non sparisce solo dalle adozioni. Come denuncia Glenn T. Stanton sul Daily Citizen, l'organizzazione statunitense Men Having Babies accompagna uomini omosessuali verso la maternità surrogata.
Michael e Matt, di Portland, Oregon, hanno raccontato sui social il loro percorso: ovuli pagati a una donna, più embrioni creati, alcuni congelati, un'altra donna ingaggiata per la gravidanza. Theodore James è stato loro consegnato alla nascita, il 10 agosto.
Poi il video diventato virale. Il neonato, a pochi giorni di vita, muove la bocca cercando il latte della madre. I due ci hanno sovrapposto una vocina da cartone animato, carica di parolacce, che lo trasforma in una macchietta. Ad aprile, a Nashville, un'altra coppia rideva del bimbo nato da surrogata che piangeva ripetendo ma-ma-ma: la mamma, lui, non ce l'ha.
Ogni madre conosce l'opposto. Che il piccolo la chiami di notte, che non le dia tregua, per lei non è un peso: è la ragione delle sue giornate. Qui quella gioia diventa una gag.
SE BASTA L'AFFETTO, PERCHÉ DUE?
Come si è arrivati fin qui? Entrambe le testate indicano il 2015, l'anno della sentenza Obergefell, con cui la Corte Suprema ha ridefinito il matrimonio. Stanton nota che Men Having Babies chiama la surrogata fertility equality, ricalcando lo slogan della marriage equality.
Proprio allora Ryan Anderson, dell'Ethics & Public Policy Center, chiedeva: se si considera arbitrario che il matrimonio unisca un uomo e una donna, «che cosa ha di così speciale il numero due?». Undici anni dopo, un'agenzia gli risponde con un profilo: nulla.
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Un tempo ci si chiedeva: è un matrimonio? Oggi ci si chiede soltanto: c'è affetto? Michael e Matt hanno raccontato la loro storia sotto l'hashtag #LoveMakesAFamily: l'amore fa la famiglia. Ma se l'unica misura è il sentimento, il matrimonio si svuota fino a diventare una registrazione revocabile. E nulla può più porre un limite: né al numero, né alla durata, né alla presenza di una madre. Il sentimento è mutevole: costruirci sopra la vita di un bambino è edificare sulla sabbia.
CHE COSA CAMBIA PER LE NOSTRE FAMIGLIE
Quel profilo parla a donne che affrontano, lo riconosce la lettera stessa, una delle decisioni più difficili della vita. E suggerisce loro che una madre sia facoltativa.
Un'ampia letteratura delle scienze sociali dice il contrario: i bambini crescono meglio con una madre e un padre, perché i due sessi portano doni diversi e complementari. La regola di ogni adozione dovrebbe essere semplice: ogni figlio nasce da una madre e da un padre e merita il loro amore; quando non è possibile, la scelta migliore è una coppia sposata, con mamma e papà.
L'adozione è un'opera di misericordia: dà una famiglia a chi l'ha perduta. Quando diventa lo strumento per appagare un desiderio adulto, il bambino smette di essere qualcuno da proteggere e diventa qualcosa da ottenere. Chi sente ripetere che una famiglia vale l'altra sappia dove porta lo slogan: a un neonato che cerca la mamma e trova una telecamera.
Chi ha conosciuto l'amore di una madre ne conserva per sempre la nostalgia, come di un piccolo Paradiso. A Theodore James e a tanti come lui quel tesoro è stato tolto per contratto. Affidiamoli alla Madre che nessuno può strappare ai suoi figli, la Vergine Maria. E non stanchiamoci di ripetere ciò che la natura grida: ogni bambino ha diritto alla sua mamma.