Basta censure contro la Vita!
Quel manifesto pro-life era lì da circa sei anni.
E nessuno ha mai trovato alcunché da ridire. Era stato regolarmente affisso nei pressi dell’Ospedale di Cremona in uno spazio riservato.
Un accordo commerciale tra il Movimento per la Vita e la concessionaria di pubblicità, l’IPAS, aveva formalizzato il tutto.
Improvvisamente, però, lo scorso 5 maggio il Sindaco, Andrea Virgilio (Pd), ha deciso di levarlo. Lo ha fatto con un provvedimento di rimozione assunto in autonomia, ad insaputa degli interessati.
Si è trattato di un gesto “motu proprio”: non v’era alcun provvedimento amministrativo, né ordinanza a motivarlo.
La sua è stata una decisione assolutamente arbitraria, insomma, e non è mai stata formalizzata, seguendo i canali ufficiali.
Ovviamente ciò ha subito riscosso il pieno appoggio del Pd, che non si è fatto sfuggire l’occasione per ribadire i propri peana filo-abortisti. Contrarissimo invece il Centrodestra compatto.
Ma cosa c’era scritto di tanto “orribile” su quel manifesto? Assolutamente nulla! Giudica tu stesso, questo è il testo:
«Non rinunciare alla felicità! Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo coraggio… Fallo vivere, non abortire!».
E poi riportava il numero verde nazionale SOS Vita 800 813 000 con un invito: «Sei in difficoltà a causa di una gravidanza? Ti possiamo aiutare!».
Nulla di scandaloso, dunque, tutt’altro! Quella locandina era una mano tesa, un sostegno offerto alle madri indecise se abortire o meno. Perché levarla?
Il Sindaco su Facebook si è difeso con un post, che lascia davvero allibiti. Innanzi tutto, si rivolge solo alla donna, come se il figlio che porta in grembo non c’entrasse nulla, non contasse niente.
Il che non è sfuggito al Presidente del Movimento per la Vita di Cremona, il dottor Paolo Emiliani, medico, il quale in una lettera ha scritto al primo cittadino:
«Nel Suo intervento non viene mai nominato il figlio, il cui diritto alla vita, da cui ogni altro diritto discende, non può non esser ricompreso nella tutela e nel rispetto dei “diritti altrui”».
Ha pienamente ragione. Ma come? Si sta decidendo sulla vita del nascituro e lo si ignora totalmente? Eppure è proprio lui ad avere il primo diritto fondamentale, quello alla vita!
Quanto accaduto è inaccettabile! E noi non intendiamo restare in silenzio di fronte a questo abuso di potere! Sapendo che anche tu condividi i nostri stessi Ideali, chiediamo anche a te di fare altrettanto.
Come? Firmando subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Basta censure contro la Vita!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata al Sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, affinché faccia un passo indietro e proceda alla riaffissione del manifesto pro-life, indebitamente tolto.
Perché quest’iniziativa abbia forza va sostenuta, promuovendo contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Il costo dell’operazione è però ingente e non possiamo farcene carico da soli. Abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante. Le affermazioni del Sindaco di Cremona sono allucinanti: «La felicità non può essere trasformata in un obbligo», afferma, rivendicando l’assurdo “diritto” ad essere infelici!
Ma ti rendi conto? Ed ancora: «Nessuna donna – dice - dovrebbe sentirsi colpevole, esposta o moralmente messa sotto accusa, mentre accede a un servizio sanitario previsto dalla legge».
Ma che manifesto ha letto il Sindaco per dire queste cose? Perché quello, che lui ha costretto a levare, mai giudica, mai punta il dito, né fa sentire colpevole o mette sotto accusa proprio nessuno!
Eppure il primo cittadino lo ritiene «un messaggio che può diventare pressione psicologica»! Nulla di più infondato: al contrario, offre un aiuto in caso di difficoltà durante la gravidanza.
Quanto a definire, come fa Virgilio, «servizio sanitario» l’uccisione del bimbo nel grembo materno, beh, non è nemmeno necessario commentare…
Il Sindaco peraltro dimostra di non conoscere neppure il dettato della famigerata legge n. 194 del 1978, quella che ha legalizzato l’aborto in Italia.
All’art. 2, infatti, tale normativa prevede espressamente che consultori, enti locali e volontariato concorrano nell’aiutare il più possibile la donna a superare le cause che possano indurla all’aborto.
Dunque, dov’è il problema? Le sigle pro-life locali cremonesi, ovviamente, hanno subito reagito di fronte a questo abuso da parte del primo cittadino.
In un proprio comunicato, hanno chiesto l’immediata riaffissione del manifesto, in quanto rimosso «in totale carenza di motivazioni».
Inoltre, hanno denunciato «un’evidente censura ed un’indebita limitazione della libertà di opinione e di espressione», peraltro tutelate dall’art. 21 della Costituzione italiana.
«Dagli amministratori pubblici – scrivono nel comunicato - ci attenderemmo magari degli interventi efficaci di sostegno alla maternità e non oscuramento delle risorse pro-vita».
Verissimo! Per questo dobbiamo anche noi chiedere a gran voce che quel manifesto venga riaffisso esattamente dov’era e dove è rimasto per circa sei anni, nei pressi dell’Ospedale!
Basta censure contro la Vita!