Eutanasia: dalla Lombardia un nuovo attentato alla Vita
In silenzio, lentamente, l’ideologia di morte avanza.
Il Corriere della Sera nei giorni scorsi ha anticipato la bozza del “vademecum” sul fine vita, messo a punto dall’assessorato al Welfare di Regione Lombardia.
Contiene le «indicazioni operative» precise per accedere al suicidio assistito: tempi, procedure e requisiti. Non manca niente. Manca solo il cuore. E l’anima.
Chi lo ha scritto sostiene che il testo sia stato redatto nelle more di una legge generale. In realtà, non serve alcuna legge e governo e Parlamento non sono affatto tenuti a scriverne una.
Non vi sono vuoti giurisprudenziali, tutto è già codificato: certo, non nel senso auspicato da Radicali e Sinistre, ma non v’è alcun vulnus legislativo da sanare.
Ed allora ecco che la bozza di Regione Lombardia sfrutta l’antilingua per ammantarsi di buone intenzioni, quelle di cui è lastricata la via per l’inferno.
Spunta così un inedito “dovere” di dar risposta ai “bisogni” ed alle sofferenze dei cittadini, nonché di “rispettare la libertà di autodeterminazione” e della dignità umana del malato.
È vero il contrario. Tirare in ballo la dignità del malato in questo contesto significa avanzare un pretesto fuorviante e fortemente ideologico.
Lo dice chiaramente il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2277, dove si definisce l’eutanasia «gravemente contraria alla dignità della persona umana ed al rispetto del Dio vivente».
È quindi «moralmente inaccettabile» e rappresenta un «atto omicida, sempre da condannare», come specifica ancora lo stesso testo.
Per questo noi non possiamo accettare tale deriva, che non è solo etica, ma prima di tutto spirituale. Rivela il suo vero volto, quello di un grave attacco sferrato contro la Fede cattolica.
Come potremmo, del resto, credere davvero che aiutare qualcuno ad ammazzarsi possa rappresentare un modo per render più “dignitosa” la sua condizione clinica?
Sarebbe assurdo, anzi disumano! Ecco perché non possiamo permettere che la “morte di Stato”, finanziata oltre tutto con risorse pubbliche, divenga una “risposta” alla sofferenza.
La vita va tutelata, non spezzata. Mai! Ed oggi la nostra protesta dev’essere urlata proprio per bloccare questi tentativi subdoli di far pressione sul governo, affinché introduca l’eutanasia in Italia.
Noi diciamo no! E lo diciamo a voce alta, perché a Roma sappiano che il popolo sceglie la Vita! Per dare forza ai nostri Valori noi oggi abbiamo un modo molto concreto ed efficace.
Consiste nel firmare subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Fermiamo la cultura della morte! Difendiamo la Vita!», promossa da Generazione Voglio Vivere.
È indirizzata direttamente al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché non introduca la “morte di Stato” nel nostro Paese e promuova anzi politiche realmente a favore della Vita.
Per appoggiare tale iniziativa, è necessario però sostenerla, lanciando contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Questo ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, perché il nostro Paese sta lentamente scivolando lungo una china pericolosa, in cui la vita viene vista come un bene sacrificabile di fronte alla sofferenza ed alla malattia.
Il testo, messo a punto da Regione Lombardia, è già stato condiviso con i capigruppo di maggioranza. Ora subirà ancora una rielaborazione, poi verrà pubblicato.
A quel punto sarà consultabile da tutti, sanitari e pazienti. È questa l’Italia che vogliamo? È questo il futuro che desideriamo per i nostri cari più deboli? Sai come dovrebbe funzionare il tutto?
Il paziente assistito in Lombardia deve presentare domanda all’Asst o all’Ats di competenza. A quel punto viene tempestivamente informato circa tutte le possibili cure palliative.
Dopodiché un Collegio di valutazione, composto da volontari, esamina la sua richiesta, per verificare la sussistenza dei requisiti minimi previsti. Quali?
Irreversibilità della patologia, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
Capisci anche tu come questi, che dovrebbero essere dei “paletti”, abbiano in realtà le maglie talmente larghe da potervi includere potenzialmente tutto ed il contrario di tutto.
Una volta avuto responso positivo, il malato può autosomministrarsi il farmaco letale, fornito dal Servizio Sanitario regionale (quindi a spese del contribuente), a casa o in ospedale, a propria scelta.
Il testo messo a punto da Regione Lombardia rappresenta una strada alternativa alle leggi varate da Toscana e Sardegna, dichiarate poi illegittime. Ma la sostanza è la medesima in entrambi i casi.
E noi non possiamo accettarla! La nostra missione dev’essere sempre quella di sostenere, non di abbandonare chi soffre.
Non possiamo permettere che iniziative come il “vademecum” lombardo invadano la competenza esclusiva dello Stato in materia.
Il governo ha il dovere di bloccare questi tentativi rozzi e ideologici di forzare la mano su un tema tanto delicato come quello della vita e della morte.
Essi rappresentano un pericoloso precedente, una sorta di “premessa” per arrivare, prima o poi, a “normare” l’eutanasia, minando l’unità e i valori del nostro ordinamento.
Il tempo di agire è adesso! Ogni secondo che passa ci avvicina ad un domani incerto. Se oggi restiamo in silenzio, domani potrebbe essere troppo tardi!
Difendiamo la Vita! Senza se e senza ma!