Europa e USA vogliono riscrivere il matrimonio. Ma il Papa difende la verità!

Europa e USA vogliono riscrivere il matrimonio. Ma il Papa difende la verità!

Ci sono decisioni che non restano confinate nelle aule dei tribunali.

Decisioni che mirano a ridisegnare uno dei cardini più importanti della nostra società. E non possiamo permetterci di far finta di niente!

Il 25 novembre 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che tutti gli Stati membri sono obbligati a riconoscere i cosiddetti “matrimoni” omosessuali contratti all’estero.

Non una raccomandazione, un obbligo!

Una decisione che incide direttamente sulla sovranità degli Stati e che costringe Paesi con tradizioni giuridiche e culturali diverse, come l’Italia, ad adeguarsi a una visione unica del matrimonio.

Non stiamo parlando di un dettaglio burocratico. Stiamo parlando del cuore della società: la famiglia.

In questo clima di pressione culturale e legislativa, anche il Papa ha sentito il bisogno di intervenire.

In un’intervista anticipata dal quotidiano la Repubblica e contenuta in una biografia uscita recentemente, Papa Leone XIV ha affrontato apertamente il tema.

Le sue parole sono state chiare: «Mi pare molto improbabile, almeno nel prossimo futuro, che la dottrina della Chiesa cambi i propri insegnamenti sulla sessualità e sul matrimonio».

Il Santo Padre ha riconosciuto che il tema del riconoscimento delle unioni omosessuali è controverso e oggetto di forti pressioni, ma ha ribadito che non è all’orizzonte alcuna rivoluzione dottrinale.

Ha distinto con precisione tra accoglienza pastorale e cambiamento dell’insegnamento. Ogni persona, ha ricordato, è accolta e ascoltata; ma l’accoglienza non equivale a una modifica della verità sul matrimonio.

E allora la domanda diventa inevitabile: se la Chiesa, pur sotto pressione, conferma i propri insegnamenti, perché le istituzioni europee pretendono di imporre una ridefinizione del matrimonio agli Stati?

Perché l’Italia dovrebbe rinunciare alla propria autonomia normativa su un tema così fondamentale?

Non si tratta di discriminare qualcuno. Si tratta di difendere un principio antropologico, giuridico e culturale che non può essere ridotto a questione ideologica.

Per questo, se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo, con forza e senso di responsabilità, a firmare la petizione “Blocchiamo le nozze Lgbt in Europa!”, promossa da Generazione Voglio Vivere.

È un atto concreto per difendere la sovranità dei popoli e la famiglia naturale dall’imposizione di un modello unico calato dall’alto.

E ti chiediamo di fare anche un passo in più: sostieni, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social.

E’ fondamentale far conoscere questo messaggio, coinvolgere quante più persone possibile e ribadire che il matrimonio basato sull’unione tra un uomo e una donna rappresenta un valore per l’intera società.

Senza una battaglia culturale profonda, ogni difesa giuridica è fragile.

Quanto sta accadendo in Europa, purtroppo trova riscontro anche negli Stati Uniti.

In Virginia è stata la governatrice democratica Abigail Spanberger a firmare una legge che approva emendamenti costituzionali contrari ai principi non negoziabili.

Non si tratta soltanto della ridefinizione del matrimonio. Gli emendamenti prevedono che l’aborto diventi un diritto fondamentale e che l’accesso alla fecondazione artificiale sia ulteriormente ampliato.

Vita, procreazione, famiglia: tre pilastri della società toccati simultaneamente.

Sul matrimonio, in particolare, l’emendamento stabilisce che, anche qualora venisse annullata la sentenza Obergefell v. Hodges, le persone omosessuali possano comunque “sposarsi” in Virginia, eliminando dalla Costituzione statale la definizione di matrimonio come unione tra un uomo e una donna.

Si vuole blindare a livello costituzionale una ridefinizione radicale dell’istituto matrimoniale.

E allora la domanda è inevitabile: se tutto diventa disponibile, se ogni limite viene abbattuto in nome di nuovi diritti, quale fondamento rimarrà alla nostra società?

Noi crediamo che questo sia il tempo del coraggio. Il tempo di dire che non tutto è disponibile alla riscrittura. Che la famiglia naturale merita tutela, non marginalizzazione.

Il futuro non si subisce. Si costruisce. O si lascia che altri lo decidano al nostro posto.

 

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